Articoli marcati con tag ‘workshop internazionale’

Workshop internazionale. Giorno due

Palazzo Madama

Cosa fanno cento progettisti provenienti da dodici paesi del mondo, suddivisi in cinque gruppi da venti e in altri quattro sottogruppi di lavoro da cinque? Progettano il futuro di un’area della periferia torinese immaginando come sarà nel duemila e quaranta. Ammetto che il primo approccio all’area di progetto è stato piacevole e stimolante, il primo approccio non si scorda mai.

Ci siamo calati nei panni degli amministratori, della cittadinanza, degli investitori e dei progettisti, al duemila e venti. Un salto temporale. L’esercizio richiedeva una buona dose di immaginazione visionaria e di pragmatismo. Poi ci hanno sparaflashati e siamo ritornati. Non ho memoria di quello che è accaduto in quel lasso di tempo, ma ho una notevole quantità di appunti tra le mani, di linee colorate su fogli di carta lucida, di macchie verdi e di sbruffi viola che vanno da una parte all’altra dell’area di progetto. Domani si scelgono e si integrano le prime proposte, ce ne sono tante.

Ore 19.30 visita a Palazzo Madama
Ore 20.30 cena di gala del progetto Trasmettere la Città Sostenibile

Workshop internazionale. Giorno uno

Il muschio come non l’ho mai visto 

Non so se riuscirò a tenervi aggiornati giorno per giorno sugli sviluppi del workshop, però farò un tentativo. Forse non ve ne fregherà una sega, ma il blog è mio e me lo gestisco io, tanto per appropriarmi indebitamente di un motto che era di gran moda tra le femministe negli anni settanta (e che ora è tornato di grande attualità). Nei prossimi giorni, il gruppo di progettazione di cui faccio parte sarà impegnato a studiare l’area di basse di Stura dal mattino presto, si per me le nove di mattina sono mattino presto, fino alla sera tardi. Alle ventitrè o giù di lì, stando a quanto indica il programma.

Dopo una interessante mattina di introduzione al tema, in cui sono intervenute una serie di persone che governano il futuro della città e dell’hinterland torinese, come il presidente dell’ordine degli architetti, nonché presidente dell’UIA World Congress of Architecture di Torino 2008, un paio di amministratori pubblici di Comune e Provincia, abbiamo potuto visitare visivamente l’area grazie ad un fotografo e commuoverci con il racconto appassionato di un’abitante di quest’area per troppo tempo dimenticata dalle amministrazioni e sfruttata fino all’ultima pietra, da speculazioni private e abusivismi incontrollati, sia sotto il profilo legislativo che umano.

Nel pomeriggio, “gita” in autobus a Basse di Stura. Abbiamo fatto una prima sosta nella scuola Anna Frank, una scuola elementare posta ai margini dell’area che sarà interessata dai progetti. I bambini ci hanno accolti con le loro visioni, impressioni e suggestioni, con le loro ricostruzioni, i disegni e i commenti, sottolineando i problemi e le potenzialità di uno spazio vastissimo da restituire alle parti di città che su di esso si affacciano e alla città tutta.

Il viaggio è proseguito con la visita ad un paio di discariche, quella comunale in corso di chiusura e quella dei rifiuti siderurgici, impressionante davvero. Un paesaggio lunare, non contestualizzabile. Un altipiano di ferro e altre scorie di fonderia, alto una ventina di metri dal piano del terreno e molto esteso, da cui si ha una visuale a trecentosessanta gradi e su cui crescono degli strani muschi di un colore verde mai visto prima.

Alla fine del sopralluogo siamo rientrati tutti alla base, in via Durandi 13 a Torino, abbiamo iniziato a formare i gruppi di lavoro e a raccogliere le prime impressioni nate durante l’intensa giornata di studio.

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La Neolingua

“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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