sogni

Voce del verbo sciusciare

Mi sono sciusciato un’intera bottiglia di Chardonnay.

Questa notte ho sognato una parola nuova. Ogni tanto mi capita di sognare cose che non esistono e che possono avere un senso, anche se non sempre ne capisco il senso.

Fiori nel buio

I nostri corpi erano trasparenti, trasparenti come il vetro. Potevamo scorgere distintamente lo scorrere del sangue attraverso le vene. Guardandoti lì, dove abbiamo il cuore, lo potevo vedere battere, contrarsi ed espandersi a tempo involontario. Non avevamo colore della pelle e traspariva tutto. Si riuscivano a nascondere solo i ricordi e i piccoli desideri, ma io ti leggevo anche quelli.

Sognare sogni e sognare realtà

Questa notte ho sognato di cambiare la disposizione dell’arredamento in Maninafutura e fin qui niente di speciale, le trame dei sogni sono molteplici e differenti. Probabilmente, se si cerca di scavare nel tessuto grigio e passare al microscopio le sinapsi, si possono trovare significati freudiani dietro agli stati inconsci. Significati legati al sesso, direbbe il padre della psicanalisi, o molto più semplicemente legati al desiderio di cambiare arredamento, dico io.

Si sognano sogni e si sognano realtà, ma la cosa strana di questo pensiero muscolare notturno è che mi sono svegliato stanco e con il mal di schiena, come se la mobilia l’avessi spostata per davvero. Mi spiace solo che al mio risveglio tutto fosse ancora come lo avevo lasciato ieri sera, la prossima volta che ho voglia di fare una cosa la faccio prima di sognarla.

Tum

Tum “La bella di notte”

Un cuore batte nella luce della notte
mani di neve s’intrecciano in fili d’oro.
Piccolo sorriso confuso in un sogno
nuvole di luna e melodie di terra
respiro leggero, nell’attesa del giorno.

Per le Signorine che io amo, oggi e sempre.

Un buon segno

Un buon segno

Ieri notte ho sentito che le bacchette d’acciaio appese nella mia testa si sono mosse. Pin pin pin, una dopo l’altra sono cadute tutte in un mucchio, tra la nuca e la bocca. Piccole bacchette cilindriche sospese con dei piccoli ganci, come ami da pesca, ancorati alla mia testa. Avvisatori sonori, non saprei in quale altro modo chiamarli, come quelli che si trovano appesi sopra alle porte dei negozi che vendono incenso e foulard orientali. Quando apri ed entri, in uno di quei negozi, senti il suono delle bacchette che tintinnano e si strofinano, per ricordare al proprietario che è entrato qualcuno nella sua bottega. Immediatamente dopo, l’odore forte dell’incenso.

Peccato non essere mai entrato in uno di questi negozi, lo scrivo per sentito raccontare o, forse, per averlo letto in qualche libro. Quelle bacchettine però, le ho sentite davvero cadere. Accidenti se le ho sentite. L’ho percepito come una specie di avviso, di promemoria, così reale. Forse, l’unico vero motivo per cui hanno deciso di cadere così, tutte assieme, è stato quello di sollecitarmi a scrivere ciò che ho appena scritto. Potrebbe accadere anche a voi, domani.