provocazione

Ti piego e ti infilo le gambe in gola

Ti piego e ti infilo le gambe in gola

E’ una mia impressione o quella sottocategoria di smidollati che vagano anonimi tra i blogs in cerca di rogne, con le loro più o meno velate provocazioni scritte tra i commenti, si è ridotta in modo esponenziale?

Ad esempio

Ad esempio

Voglio dire, siamo degli animali strani. Prendiamo un gelato, un gelato ad esempio. Un gelato qualunque, con un gusto qualunque. Ci scommetterei la macchinetta dei denti che ognuno di noi mentre lo descrivo può avere modo di figurarselo davanti agli occhi. Bello, con i gusti ben disposti, così piacevole da far saliva in bocca. Luminoso e solare, come l’apparizione di una Madonna ai fedeli. Ci scommetto, ci scommetterei. Ma la cosa più divertente non è questa. La cosa che più mi stuzzica è la certezza che ognuno di noi lo ha immaginato diverso. Con i gusti che predilige. Sopra il cioccolato e sotto la fragola, la vaniglia con la crema o i frutti di bosco con accanto il limone.
E’ l’interpretazione delle parole, è il significato che diamo a ciò che vediamo o che immaginiamo di vedere, sulla base di preconcetti e di esperienza personale, un’idea che prende forma sulle nostre papille stimolata dalla pancia. Questo è. E questa è la forza di una parola che può stimolare il desiderio. Non mi interessa altro, ho vinto la scommessa.