Mi rendo sempre più conto che di dedicare tempo alla cultura, allo scambio e all’arricchimento personale che da esso ne deriva, non importa molto a nessuno. Ogni occasione è buona per fare rimostranze politiche o religiose, per andare contro qualcosa o qualcuno, in nome di una fede collettiva o personale che si fonda nella vendetta e nell’odio. Boicottare è legittimo, quando è inteso come un rifiuto e una presa di distanza da azioni o da idee di qualcuno che arrecano danno alla libertà e alla vita di qualcun altro, ma opporre violenza alla violenza ha come unica conseguenza quella di ingenerare in una spirale senza fine, in cui non esistono vincitori ma solo perdenti.
Uno spazio dedicato alla cultura come quello della Fiera Internazionale del Libro a Torino, dovrebbe essere un luogo di scambio, di confronto e di avvicinamento reciproco, nella direzione della conoscenza e non della chiusura. Conoscere gli altri per conoscere noi stessi, comprendersi nelle differenze, capaci di mettere in discussione le proprie certezze e verità. Arroccarsi in castelli di sabbia senza preoccuparsi delle onde e del sole, negare il diritto ad esistere di chi ci è avverso, significa semplicemente perdere un’altra occasione di confronto.

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