Seminario

Qualche settimana fa, prima delle feste, sono andato a seguire un seminario che si proponeva di insegnare a scrivere un’autobiografia in chiave comica. Un piccolo corso, non so neanche se si possa chiamare così, visto che si è trattato solo di un paio di giornate. Mi ha tirato in mezzo un amico, io neanche ci volevo andare. Gliel’ho detto a quelli del corso, quando mi hanno domandato il motivo per cui ero lì: “Sono qui solo perché mi ha iscritto lui”, indicandolo col dito.

Qualche giorno prima mi chiama al telefono e mi dice: “Sai, c’è un corso. Un seminario per imparare a scrivere biografie comiche. Ci iscriviamo? Può essere interessante”. Non so, quando me lo ha detto non gli ho risposto subito. Devo avergli detto qualcosa tipo: “Interessante, ci penso”. Poi mi son detto, perché no? In fondo è un’esperienza anche quella. Nel bene o nel male, è un’occasione per mettere il naso fuori e guardarsi intorno.

Non ci volevo andare. Non mi piace far ridere, non è nella mia natura far ridere. Sono cinico, spietato, crudele, idealmente violento. Mi si può attribuire di tutto, ma che faccia ridere no. Detesto i pagliacci, il circo mi mette malinconia e ascoltare i comici in tarda serata mi rattrista. Credo nella comicità involontaria, nel cinismo comico e tagliente della vita. Un funerale mi diverte, chi non riesce a suicidarsi al primo tentativo mi fa ridere, una caduta o una statuetta sulla faccia di qualcuno mi solleticano parecchio. Per tutto questo gli avrei voluto dire no e invece, gli ho detto si.

Certe volte mi sorprendo, riesco a fare ciò in cui non credo e a trovare anche una certa soddisfazione nel farlo. Il seminario alla fine si è rivelato interessante, ho seguito le lezioni, parlato, scritto, si è rivelato davvero un piacevole fine settimana. Dopo una serie di presentazioni, dialoghi ed esercizi, ci è stato assegnato il compito di provare a scrivere due pagine autobiografiche. Ognuno ha scelto un tema, ripesando alla propria storia, ai fatti significativi che gli sono accaduti, e ha iniziato a raccogliere i pensieri mettendoli nero su bianco.

“Il racconto che andate ascrivere, non deve nascere necessariamente comico”, ci è stato detto, “adesso scrivete ciò che sentite, lo rivedremo insieme in un secondo tempo e lo tradurremo in chiave comica. Non vi preoccupate”. Li ho presi alla lettera e ho incominciato a scrivere, senza pormi il problema di fare qualcosa che fosse forzatamente divertente. Rarissimo per me riuscire a comporre qualcosa a comando, ma il clima era quello giusto e lì mi sentivo a mio agio.

Una volta steso il racconto, un paio di paginette in tutto, l’ho condiviso. I commenti e le reazioni sono state unisone: “Un bel racconto, scritto bene, però è troppo triste”. “Commovente, davvero toccante”. “Chiaro, scorrevole, una storia che arriva al cuore”. “Ben scritto, ma è così triste!” La replica dell’insegnate è stata quella che ha definitivamente segato le mie piccole ali comiche.

“Il racconto in effetti non è umoristico, ma lo scopo di questo corso è anche di scoprire l’inclinazione narrativa di ognuno di voi e la tua era già nostalgica dalle prime righe. Trovo che il racconto non sia per nulla scontato. Anzi, ha una grande delicatezza e un filo di ironia che io percepisco e credo anche gli altri, un’ironia molto rispettosa del rito serale che si compie nella descrizione”.

Ecco, non è esattamente ciò che si potrebbe definire un’autobiografia in chiave comica. Neanche gli esperti del seminario hanno saputo far molto, non sono stati capaci di consigliarmi dei cambiamenti per renderla divertente. Non c’è niente da ridere e non c’è verso di cambiarla: quando qualcosa nasce triste e malinconica rimane così. Il seminario non mi è servito a nulla. Forse a nulla no. In questi giorni stiamo valutando la possibilità di andare a mangiare una pizza tutti assieme, con chi ha frequentato.

E che cavolo, mica possono nascere tutti comici!

A voce è tutta un’altra cosa

Una delle cose che mi piacciono di Maninafutura è il fatto che qui si possa terminare di esprimere un pensiero senza essere interrotti.

In un blog è così. Leggi tutto fino in fondo, ci pensi e poi lasci un commento. Positivo o negativo non importa, leggi e se lo ritieni necessario, ti esprimi. Faccia a faccia al tavolino di un caffè, orecchio a orecchio al telefono o dita a dita in chat, si rischia sempre l’interruzione e la distrazione. Non è facile ascoltare, ci vuole un certo allenamento. A volte è necessario mettere in secondo piano i propri pensieri e le idee, il tentativo di sovrapporsi ai concetti espressi dall’interlocutore è sempre forte, specie se non ti ha ascoltato.

Immagine anteprima YouTube

Nel video: “You’ve got the love” di Florence and the Machine.

Le canzoni di Natale

Le feste, la compagnia, il vino, i ravioli in brodo, pinzare l’uva passita tra le dita per levarla dal panettone e infilarsela in bocca. Com’era dolce, com’era buona. Tutto perfetto, ma la musica? Quella lagnosa tiritera a tema natalizio che ogni anno rispunta da un qualche fondo di cassetto, dimenticata per un anno, torna a gracchiare in quel disgraziato stereo dopo un’accurata spolverata.

Detesto la musica a tema. La musica per le feste, anche quelle di compleanno, la musica da discoteca, la musica da chiesa, la musica da film, la musica da spiaggia e sopratutto la musica da Natale. Adeste fidelis, Tu scendi dalle stelle, O Tannenbaum! Tutta merda. I cori di Natale, l’orchestrina addomesticata, la solista quattordicenne che strilla, il pianista che suda tutto il suo sugo nella tastiera, il presentatore marchettaro, l’escortvalletta che sculetta e tutto con la magnifica benedizione del Direttore. 

Anche il gatto non li sopporta, perché il gatto ha capito. Ha ben chiaro nella sua piccola testa di gatto che la musica non appartiene a un luogo, a un evento pubblico, a una stagione o a qualcosa che si ripete ogni anno uguale, senza variazioni. La musica non è noiosa, sono le persone e i contesti in cui è proposta che la rendono inevitabilmente tale. Le canzoni di Natale inneggiano a se stesse, i cantanti ben vestiti appaiono stucchevolmente commossi e gli ascoltatori applaudono perché gli è stato insegnato che va fatto così e perché anche i vicini applaudono. Il teatrino si ripresenta inevitabilmente ogni anno nello stesso ordine.

D’accordo col gatto, quest’anno abbiamo infilato i dischi di Natale nel camino: il vinile ha ancora un certo fascino e calore.

Ventre di ghiaccio latte bollente

La neve, il ghiaccio, le previsioni, tutto sembra essersi messo contro un viaggio di ritorno che si prospetta lungo e difficile. Acqua, maglione pesante, panini, libri, quaderni di viaggio, penne con l’inchiostro nero per appuntare idee e scarabocchi, mille pensieri, una bocca e grande pazienza mi accompagneranno durante tutta l’avventura. Se sopravvivo ai binari di ferro, ai ritardi culturali, alla mala educazione, alle suonerie dell’ignoranza e all’inciviltà di uomini inconsapevoli d’esser morti, allora scriverò del viaggio o di qualche altra cosa.

Stringo le tue piccole dita rosse
e tu sorridi dall’altra parte, 
un cuore bianco è trafitto.
Conosciuti qualche istante fa
ci stiamo già dimenticando.

La perdita della faccia

La perdita della faccia

Erano due giorni che non si sentiva più nulla, che al telegiornale si incominciava a parlare del vertice di Copenaghen e non va a mettere la faccia sotto a quel souvenir made in Cina? Un mossa strategica. Il suo popolo ha fatto quadrato, la maggioranza si è riconciliata, l’impegno dei politici si è concentrato su un capro espiatorio e finalmente non sentiamo più parlare dei problemi dell’Italia.

Cosa ti farei

Cosa ti farei

Quando immergi la bustina del tè nella tazza colma d’acqua bollente e ti si rompe lo spago, capisci che è ora tornare a dormire. Resti lì per qualche frazione di secondo infinito a guardarla mentre affonda, quando tra le tue dita incredule stringi ancora quel talloncino di carta col filo pendulo. Il primo pensiero è come recuperarla dall’acqua bollente. Di sicuro non con le dita, quell’acqua non è calda, è lavica. Estrai una forchetta dal cassetto e con un’intrepida azione di recupero la giri a spaghetto, le fai fare un doppio avvitamento e con un salto a secco la splatti nel lavandino.

Ma che diavolo fate?

Ma che diavolo fate B

Come se niente fosse, quelli del nove stanno seppellendo il mio vicino di casa nel cortile del condominio. Non credo sia una cosa legale, ne parlerò con l’avvocato. Però li vedo, sono lì e lo stanno facendo. C’è anche qualcuno che guarda a braccia incrociate. La gente fa tante cose che non sono legali. Questi sono in sei e tutti a piedi scalzi, vestiti di nero e con dei cappucci sulla testa. Ora scendo a chiedere se sta cosa si può fare.

Tanguera

Tanguera

Un tempo sognavo di diventare ballerina di fila in uno spettacolo di varietà, oggi mi sono improvvisamente appassionata di tango.

Malinconia, forma, colore, attesa, passione, ritmo, cos’altro mi occorre?

Ardecore senza compromessi

Ardecore senza compromessi

Ieri sera, concerto dal vivo in un teatro della periferia torinese. Sono andato ad ascoltare gli “Ardecore”, un gruppo di musicisti folk romani che ho conosciuto nel 2005 per una fortunata casualità. Il concerto è stato molto bello e coinvolgente, un’operazione storica e culturale che restituisce un nuovo vigore alla musica della tradizione popolare romana. Gli “Ardecore” cantano soprattutto in dialetto, ma anche in italiano, e ci mettono cuore e passione nella musica. E’ una sensazione che si percepisce, che arriva diretta e prorompente all’ascoltatore. Cantano di carcere, coltelli, puttane, tradimenti, amore e trasportano l’ascoltatore in una realtà ancora attuale, dove però i sentimenti sono netti, tutti bianchi o tutti neri, senza mezze misure, senza compromessi.

Wikipedia it.wikipedia.org/wiki/ardecore
MySpace www.myspace.com/ardecore
Sito ufficiale www.ardecore.com

L’acqua privata

Ieri, giovedì 18 novembre 2009, con 320 voti a favore e 270 contrari, il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera sul decreto Ronchi relativo alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, tra i quali c’è anche l’acqua. Attendiamo fiduciosi l’innalzamento dei costi e il peggioramento del servizio, come è già avvenuto con le privatizzazioni di Poste Italiane, Società Autostrade e Ferrovie dello Stato.

Una protesta popolare trasversale e di consistente dimensione che facesse ritirare una legge così pericolosamente idiota, sarebbe una dimostrazione di democrazia, ma siamo in Italia e tutti sembrano essere attenti a problemi più seri come le programmazioni dei palinsesti televisivi, la scalata sociale, l’accessorio griffato, l’automobile nuova, il successo…

M'illumino di meno

Venerdì 12 febbraio 2010 Maninafutura aderisce anima e core alla mirabile iniziativa
"M'illumino di meno", Giornata del Risparmio Energetico.

Tirato su a caso
Notizie dai preferiti
Definizione: social network
I social network sono luoghi virtuali dove le persone che hanno poco o nulla da dire si trovano e comunicano. È il non luogo delle masse, lo spazio in cui esse si rappresentano e identificano. Data la carenza di contenuti e di pensieri a loro disposizione, per esprimersi utilizzano citazioni, video, musica e immagini che nella maggior parte dei casi appartengono ad altri.
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