Tre No

Appunti di viaggio.
- Uomo che fa ginnastica sui binari;
- bambino sepolto sotto a catasta di legna, del quale spunta il volto;
- maglietta con scritta contenente errore ortografico;
- bambina con borsa fluorescente inguardabile;
- giapponese sudato;
- milanese sudato;
- capotreno milanese con occhi a mandorla, sudato anch’egli;
- prendo nota di ciò che vedo, amo i dettagli;
- cambio carrozza per guasto dell’aria condizionata;
- faccio prima a dirle quelle che funzionano;
- treno in ritardo, persa coincidenza;
- mangio gelato al cioccolato, fondente;
- arrivo in orario, anche se in ritardo, perchè ho sbagliato ad appuntare l’ora di arrivo.

Dinamiche di carnagione

Non puoi pretendere di colpirmi il cuore per la tua carnagione bianca, le lentiggini e quegli occhi di ghiaccio. Non puoi pretendere. È un’esposizione superficiale quella che tu proponi, una formica che torna senza le briciole, un predatore che risparmia la preda.

Incontri ravvicinati

“No, dopo le otto di sera io non ci vado”.
Non ci vado per questioni di principio, che poi a volerla tradurre significa per regole non scritte, più che altro pippe, derivate al cinquanta per cento dall’esperienza e al cinquanta per cento dal caso. Come tutto nella vita. E poi non ci vado perché dopo le otto di sera si incontrano animali di grossa taglia poco simpatici. Uno tra tutti, il cinghiale.

Il cinghiale non mi è simpatico e basta. Lo vedo da come si muove, quello non c’è con la testa. Sta fuori. Non prende una direzione, non ha una meta. Si muove a scatti, frenetico, sembra il protagonista di un videogioco degli anni ottanta riuscito male. Sarà anche buono di carattere, questo non lo metto in dubbio, ma quelle due volte che mi è capitato di incontrarlo mi sono fermato e ho preso le distanze.

Non ti puoi fidare di uno che si muove così, sarebbe capace di tutto. Non ha fluidità mentale, gli manca il ritmo, il senso di ciò che sta facendo. Una spiegazione che mi sono dato per giustificare quei movimenti è stata che il cinghiale indossa l’ultimo modello d’iPod e quelli non sono altro che dei passi di danza da Disco Music riusciti male. Hai mai provato a chiuderti le orecchie mentre sei al centro di una pista da ballo e osservare chi si muove e come si muove? Ecco, mi sembra di vedere la stessa cosa.

Se stasera esco porto la doppietta, non mi piace chi balla male la Disco Music.

Lettrice cannibale

Un’amica di famiglia dice che ha trovato un mio libricino di racconti. Lo avevo scritto e pubblicato tempo fa, se ne stava lì abbandonato da qualche parte in giro per la casa. Si è messa a leggerlo e poi lo ha divorato. Divorato nel vero senso della parola. Lo ha preso tra le mani, letto, annusato, messo in bocca e se lo è mangiato: lo ha fatto proprio. Lettrice cannibale. Questa mattina ho trovato dei brandelli di copertina e pagine accanto alla libreria. Mi piace pensare che le parole di Maninafutura ora stiano nel ventre di una Signorina così, piacerebbe anche a me.

Quello che mi piace e che non mi piace

Mi trovo in totale accordo con la cantante spagnola Amparo Sanchez, tranne che sul fumare perchè è da qualche tempo ormai che ho smesso definitivamente per scelta.

L’effetto crociera

Mi sembra di essere appena tornato da una di quelle crociere che pubblicizzavano qualche tempo fa sui media, una di quelle da cui i protagonisti tornavano sempre con un nodo stretto alla gola, ricordi indimenticabili e un’infinita nostalgia che attanagliava ogni loro pensiero presente. Eppure non ho fatto nessuna crociera e non sono stato in nessun villaggio turistico o cose del genere. Mi sono semplicemente lasciato cullare da frutti zuccherini, vino profumato, fragranze di velluto e oscillazioni del corpo. Ho cambiato abitudini, ora provo a tenere in esercizio il cuore.

Silenzio

Chi non ha niente da dire urla.

(Cerco la verità nel silenzio)

È arrivata l’estate (su Google)

Caro amico che vivi dentro al motore di ricerca più famoso del mondo, forse l’estate è arrivata lì da te, ma qui da noi si portano ancora i maglioni. Di cotone, ma sempre di maglioni si tratta. Sabato c’e stato un diluvio così forte che si sarebbe potuto andare tutti dalla Gran Madre fino a Piazza Castello con il gommone. E poi fa freddo. Maneggiatore di banner e sostitutore di disegni che non sei altro, prima di scrivere un’altra cosa del genere, prova a mettere il naso fuori dal tuo computer e a consultare un meteo. Stamani ci sono 13 gradi, ci ho guardato adesso. Allora vedi di farmi il piacere di andartene cortesemente a fare in culo, amico di Google.

Contraddittorio

Svegliati che andiamo a dormire.

Io c’ero. Cronaca di un pomeriggio di fine primavera e di censura a Torino.

La mattina è cominciata con molti buoni propositi ed entusiasmo, nonostante l’aver ricevuto la comunicazione che il Questore della Provincia di Torino aveva autorizzato la pedalata in bicicletta senza un’esposizione totale, saremmo potuti andare tutti in bicicletta lungo il percorso prestabilito, ma coperti di costume da bagno.

Mi sono trovato con gli amici attorno all’una e mezza, in uno dei punti del Comune di Torino dove si noleggiano le bici. La Signora che ce le ha affittate è stata davvero molto gentile e simpatica. Ci volevamo spogliare lì sul posto ancora prima di salire in bici, glielo abbiamo anche proposto per scherzo, spiegandole che di lì a poco saremmo andati tutti alla manifestazione Ciclonudista.

Con un sorriso ci ha fatto intendere che forse cambiarsi in strada non sarebbe stato conveniente, che saremmo stati passibili di sanzioni: “Sapete ragazzi, nei giardini potrebbero anche passare delle persone un po’ bigotte, anziani o genitori con i bambini, che si potrebbero scandalizzare e vi potrebbero denunciare”. Dopo aver lasciato le generalità per il noleggio, abbiamo salutato la Signora e ci siamo messi a pedalare verso il Parco del Valentino.

Strada facendo abbiamo fatto anche una tappa enogastronomica, ci siamo rifocillati, dissetati e infine siamo ripartiti verso il luogo deputato alla partenza del giro della Ciclonudista. Sul versante del Parco che si affaccia verso Corso Vittorio Emanuele incominciamo a vedere qualche camionetta della Polizia, parcheggiata nell’Esedra che si trova attorno a quello che io chiamo l’Archetto del Trionfetto, ovvero l’Arco Monumentale all’Arma di Artiglieria, mentre alcuni Poliziotti Municipali dirigevano il traffico all’incrocio.

Superato il blocco delle Forze dell’Ordine, si è presentato davanti ai nostri occhi un Parco del Valentino del tutto nuovo e colorato. Davvero bello, da vedere e da vivere. Il fatto di entrare a fare parte di quel gruppo fortunato di persone che avevano scelto di partecipare ad una manifestazione per l’ambiente e la libertà, era ingrediente sufficiente a rendere felici.

Dopo aver parcheggiato le biciclette da un lato, ci siamo addentrati. Un paio di modelle con parrucca fucsia e verde stavano posando per i fotografi, in un gazebo bianco i body painters coloravano chi lo desiderava e su tutto il prato della collina, sparsi ovunque, si potevano notare biciclette e persone che si preparavano, coloravano e agghindavano a festa. Qualcuno aveva confuso l’evento per il matedì grasso, come una ragazza dipinta da wonder woman o una banda di tizi con i parrucconi afro, ma fa niente, ammessi tutti anche chi ha frainteso il senso dell’iniziativa.

Ci siamo liberati del superfluo, aiutati anche dagli amici dell’ANITA (Associazione Naturista ITAliana) che ci hanno lasciato utilizzare i loro colori naturali. Avevano preparato una pasta colorata utilizzando una base di crema emolliente, della farina come legante e dei pigmenti naturali per colorarla. Ci hanno assicurato che sarebbe stato sufficiente lavarsi con un po’ d’acqua e sapone e sarebbe andato via tutto, infatti così è stato. Pelle morbida e vellutata.

Un folto gruppo di fotografi si aggirava tra i partecipanti che si stavano preparando e dipingendo. Qualcuno chiedeva se poteva scattare la foto e qualcun altro la scattava senza chiedere il permesso. Uno l’ho avvisato dicendogli che se una mia foto fosse stata pubblicata da qualche parte, gli avrei fatto causa per lesione della privacy. “Questo è il mio avvocato”, gli ho detto. Non vado mai in giro per eventi senza avvocato, oltre ad essere una categoria di lavoratori interessante, socievole e di buona compagnia, in talune situazioni può rivelarsi anche un’ottima ancora di salvezza.

Saliamo tutti in bici e si parte, siamo posizionati nella seconda metà del gruppo. Dal Parco del Valentino ci immettiamo in Corso Cairoli, sul fianco del fiume Po, lentamente, passando attraverso un pubblico posizionato lungo i due marciapiedi che osserva e scatta fotografie ricordo.

Io indosso un paio di sandali neri, aperti ed estivi, delle bellissime mutande celesti con i bordi blu, due ics in nastro nero sui capezzoli, per indicare il fatto che siamo stati censurati, e la scritta NO CENSURE, in color terra di Siena, disegnata sulla schiena. Niente parrucca, niente carnevalata, niente disegni, ma un messaggio chiaro e semplice. Ci ho messo la faccia, perché credo nella salvaguardia dell’ambiente e nella tutela della libertà individuale dai poteri forti.

Abbiamo attraversato Piazza Vittorio Veneto per lungo e ci siamo immessi in via Po. All’inizio della via c’è stata la prima sosta. Ho pensato che qualche provocatore si fosse posizionato davanti al corteo per ostacolarne il tragitto, ero nella seconda metà e non potevo vedere ciò che accadeva. Le persone erano davvero molte.

Secondo isolato della via e seconda sosta. Per ingannare l’attesa, ma sopratutto in preda alla sete, uno degli amici ha rotto le righe ed è entrato in mutande in un bar chiedendo una bottiglietta d’acqua naturale. Rientrato, qualche secondo e siamo ripartiti.

Terzo isolato di via Po e terza tappa. Il cielo coperto, il rischio di farsi male ogni volta che ci si fermava in blocco, la politicizzazione dell’evento, i giornalisti servi, i partecipanti mascherati da carnevale, quelli a volto coperto, abbiamo avuto una visione di gruppo e tutto si è concretizzato in modo chiaro.

Che cosa ci facevamo lì? Perché siamo scesi ad un compromesso che ci ha lasciati in mutande? Perché le persone stavano a guardare, invece di entrare a far parte della manifestazione pacifica? Perché la festa si è trasformata in una sceneggiata politica? Perché il rumore? Perché il silenzio. In quell’istante abbiamo preso coscienza del fatto che qualche cosa non era andata come la si attendeva, i manifestanti avevano perduto la loro verginità morale.

Siamo usciti dal corteo all’ennesima sosta, all’ultimo isolato di via Po, prima di arrivare in Piazza Castello. Ci siamo rivestiti in via Giovanni Virginio, in silenzio, accanto al Commissariato di Polizia, siamo risaliti in sella e, con l’amaro in bocca, ci siamo diretti verso Signora che ci ha affittato le bici. Poi, ha iniziato a piovere.

Ho scattato moltissime foto, ne ho una serie sui fotografi dell’evento che è davvero inetressante. Perchè mi sono chiesto, ma i fotografi, chi li fotografa?

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Tirato su a caso
La Neolingua

“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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