Archivi per la categoria ‘Sopravvivenza della specie’

Non c’è problema

Avrei voluto parlare della rivoluzione popolare, anche di quella armata, del fatto che i comunisti non esistono più, ma i fascisti godono di ottima salute, della Lega Nord e del livello culturale di chi la vota e ne fa parte, delle speculazioni in borsa, della legge della domanda e dell’offerta, della democrazia malata, di chi viene eletto a maggioranza ma nei numeri rappresenta solo la minoranza dei votanti, della privatizzazione dell’acqua e delle conseguenze che ha lo stupro di un diritto fondamentale, di una classe politica Robin Hood al contrario che ruba ai poveri per donare ai ricchi, della Chiesa e dei preti che dall’alto del loro pulpito predicano bene ma razzolano molto male, di un Dio che si è fatto strumento indispensabile per imporre la volontà di pochi sui molti, delle guerre per l’oro, i diamanti, il petrolio e di un Presidente del Consiglio che definisce la “guerra giusta” quando i morti che fa la guerra, ogni guerra, non sono mai giusti.

Parlerei delle centrali nucleari e dei centomila anni tondi che occorrono perché le scorie radioattive siano smaltite, del ponte sullo stretto di Messina che non risolverà l’imbottigliamento della Salerno Reggio Calabria né le disastrose comunicazioni ferroviarie in Sicilia, degli operai senza lavoro che protestano sui tetti per dare un po’ di visibilità alla profonda disperazione, dei mezzi d’informazione che si auto censurano per non dare fastidio ai potenti, della lenta ma graduale prevaricazione della televisione privata sulla televisione di Stato e di un monopolio privato che sta divorando un’informazione stanca e sottomessa, di tutte quelle persone ancora senza una casa, in attesa, sfrattate, rovinate da mutui che non riescono più a pagare, delle banche, delle agevolazioni statali alle banche, della mancanza di controlli da parte dello Stato sulle cose pubbliche, della lotta alla Mafia, alla Camorra, alla Ndràngheta fatta meticolosamente a macchia di leopardo, per non disturbare i grandi interessi dei grandi elettori e perché ogni voto in fondo è un pezzetto di potere che noi diamo, più o meno consapevolmente, a una banda di sciacalli.

Avrei voluto parlare, ma non lo faccio. Va tutto bene, la crisi è finita, mangiamo la pizza, guardiamo le veline e andiamo in pace.

Caro vita ti scrivo

- Ho letto che il prezzo della benzina è di nuovo aumentato.
- Tanto a me non importa. Io faccio sempre venti euro.

Con le centrali ci fottono ancora

Il Governo sta cercando con ogni mezzo di vendere agli italiani le centrali nucleari come unica possibilità per abbassare i costi energetici e far risparmiare le famiglie, ma l’unico modo serio per abbassare i costi energetici è ridurre i consumi: è una strada ovvia, talmente ovvia che nessuno in Italia la percorre. Evidentemente perché le soluzioni semplici sono le più difficili da far recepire a chi governa e ha interessi di alcune categorie da tutelare e promesse di parte da mantenere, non si pensa al bene comune e al futuro, ma al guadagno immediato, a spremere anche la buccia del limone Italia.

Costruire abitazioni che non consumano e addirittura producono energia non è più fantascienza, ci sono le tecnologie per farlo, ma non si investe e non si incentiva il settore, anzi lo si ostacola e lo si punisce, con decreti legge che vanno esattamente nella direzione contraria all’incentivo del risparmio energetico. Scelte politiche che incentivano gli sprechi, li spingono in un perverso miraggio nucleare illudendo le persone, chi ne pagherà le spese, ai facili risparmi. Sembra che per gli italiani le proprie tasche siano l’unica misura di riferimento con cui valutare la bontà di una legge o di una scelta: la salute e la vita non sono più contemplate. A quale prezzo tutto questo? Se si esclude che al termine della vita di una centrale nucleare le scorie radioattive prodotte vanno poste in sicurezza per 100.000 anni, il tempo necessario per il decadimento radioattivo, o che un possibile malfunzionamento, perché gli errori umani e meccanici sono sempre possibili, può procurare danni all’ambiente e agli esseri viventi irreparabili, tanto che nessuna compagnia di assicurazioni al mondo è disposta ad assicurare una centrale nucleare, escluso questo, a nessun prezzo.

Le due parole chiave di questa decisione politica sono il guadagno economico e la speculazione. Speculazione si, perché chi trarrà beneficio da questa operazione nucleare del Governo sarà in primo luogo chi le centrali le costruirà e le manterrà in funzione, chi farà manutenzione, perché la manutenzione è indispensabile, e chi, al termine della vita della centrale, si occuperà di mettere in sicurezza le scorie radioattive, magari in fondo al mare, sotto a una montagna o in un treno diretto in Germania. Ho come un déjà vu. Questo Governo ha firmato il 24 febbraio 2009 un contratto con la Francia che ci vincolerà fortemente per i prossimi anni, per acquistare una tecnologia vecchia, quella francese, per un’energia vecchia, quella nucleare, pericolosa e che non ha futuro. Gli americani investono nel solare e nelle energie pulite, cosa che oltretutto porterà forti guadagni a chi lavora e lavorerà nel settore. Noi viviamo in Italia, il paese del sole, e costruiamo le centrali nucleari: se non è follia questa. Senza andare oltreoceano, in Europa, la Germania ha iniziato già da anni una politica di dismissione delle centrali e di importanti investimenti nel solare fotovoltaico e nell’energia alternativa. A questo proposito ricordo che i tedeschi hanno installato sul loro territorio il maggior numero di pannelli solari e fotovoltaici di tutta Europa, l’Italia è all’ultimo posto anche su questo.

Arriviamo sempre tardi, anche vent’anni più tardi degli altri Paesi, abbiamo sotto agli occhi gli errori commessi dagli altri, ma nonostante questo riusciamo ogni volta a commettere gli stessi identici errori che hanno commesso gli altri. Siamo stupidi.

M’illumino di meno 2009

Aderisco all’iniziativa di Caterpillar a favore del risparmio energetico, ho anche messo il banner qui a fianco. Quest’anno ho deciso di fare un gesto simbolico, basta con le cenette a lume di candela: il 13 febbraio 2009 sostituirò 10 lampadine ad incandescenza con altrettante lampadine fluorescenti a basso consumo. Cambiare 10 lampadine da 60 watt mi farà risparmiare 77 euro all’anno e ridurre di 254 kg le immissioni di CO2 in atmosfera, se tutti facessero così nel giro di poco tempo riavremmo le quattro stagioni! Non quelle della pizza, quelle le possiamo avere in ogni momento. Vuoi calcolare anche tu quanto risparmieresti cambiando le tue vecchie lampadine ad incandescenza? Indica il numero di lampadine da cambiare nella scheda messa a punto da Greenpeace e lo saprai.

Aggiornamenti
Dopo alcune segnalazioni sulla pericolosità di queste nuove lampade a risparmio energetico, in data 23 gennaio 2009 ho scritto a Greenpeace chiedendo informazioni sulla tossicità delle lampade che promuovono sul sito, ma non mi hanno risposto, forse si vergognano di ammettere che le lampadine che promuovono contengono mercurio e inquinano o, più semplicemente, non hanno soluzioni alternative da proporre.

Io una soluzione l’ho trovata: le lampade a led. Così, alla fine ho deciso di iniziare cambiandone due, per provare, ma anche perché costano davvero tanto: 54 euro per ogni lampada a led da 7W, l’equivalente di una a incandescenza da 40W. A differenza delle lampadine fluorescenti a basso consumo, la lampada a led non inquina, fa risparmiare l’80% di energia rispetto ad una lampada a incandescenza e dura 45.000 ore.

Che io sappia non sono ancora commercializzate in Italia, le ho dovute acquistare su un sito tedesco specializzato in illuminazione. Il mio per ora è solo un esperimento, ma nei prossimi cinque anni i prezzi delle lampade a led sono destinati a scendere e le prestazioni a migliorare.

La manovra per la crisi

Con l’Art.29 del Decreto Legge n.185 del 28/11/2008 il governo ostacola la possibilità di accedere al 55% di riduzione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici, il che vuol dire colpire duramente quei più di 200 mila, tra aziende e privati, che avevano investito nel settore pensando che il risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente fossero valori da sostenere e in cui credere.

Sprecate energia! E l’Europa ci tira le orecchie

La sistematica politica di incentivo agli sprechi energetici intrapresa dal governo italiano si è concretizzata nell’approvazione della Legge 133/2008 il 6 agosto 2008, con cui si ostacolano quelle timide politiche per la diffusione di una cultura di riduzione dei consumi e di risparmio energetico intraprese dal precedente governo perchè obbligato da una legge europea. Con la cancellazione dell’obbligo di allegare l’attestato di certificazione energetica all’atto di compravendita o di affitto di interi immobili o di singole unità abitative, l’acquirente o l’affittuario è stato messo nella condizione di non poter più conoscere in quali condizioni si trova e quanto consuma l’immobile che sta per acquistare o affittare. L’Europa ha chiesto all’Italia di rendere conto di questa scelta, come dire, un po’ in controtendenza, vista la sempre minore disponibilità di risorse energetiche nel mondo e l’inquietante incremento, soprattutto nel nostro Paese, di gas serra e di sostanze dannose che ogni giorno diffondiamo nell’aria e respiriamo.

Una grave colpa di questa situazione ambientale è da imputare senza dubbio alle nostre abitazioni, a come sono state costruite in passato e a come ancora oggi vengono costruite. Ce ne accorgiamo soprattutto nei mesi invernali, quando gli impianti di riscaldamento sono accesi e i telegiornali ci mettono in allerta sulle condizioni dell’aria poco salubri, sulle soglie d’attenzione superate, sull’istituzione di pagliativi come le domeniche del pedone e altre iniziative ad effetto, ma inutili ai fini della soluzione del problema. Se si considera che un’abitazione italiana consuma in media 140 kwh al metro quadrato, mentre un’abitazione tedesca, paese molto più freddo del nostro, consuma meno della metà, ci rendiamo subito conto di come qui in Italia non sia mai stato affrontato il problema in modo serio e con la volontà di risolverlo o quantomeno di migliorarlo gradualmente. 

In questa situazione ci siamo arrivati dopo una lunga serie di politiche e di leggi “per la casa” dissennate e schizofreniche, come quelle di questi ultimi mesi, e grazie ad una cultura radicata di sprechi e consumi incontrollati, dagli esiti prevedibili e drammatici per la salute di tutti. Sotto il profilo dell’inquinamento la situazione in Italia non è certamente rosea, ne avevo già scritto qualche mese fa in un articolo in cui indicavo anche delle possibili soluzioni, ma non credo ci sia bisogno di un tecnico per accorgersene, basta mettere il naso fuori dalla finestra e respirare. La casa è solo un piccolo anello nella catena delle questioni legate all’energia, a come la si ottiene, all’uso che se ne fa, ai riflessi sull’ambiente e sulla salute, tutti temi questi che andrebbero pianificati e affrontati da più fronti, facendo innanzi tutto formazione e informazione.

L’ultimo spiraglio di luce arriva dalla Commissione europea che, richiamando il comportamento politico irresponsabile di questi mesi, nel quadro della procedura d’infrazione in corso per il mancato rispetto della direttiva 2002/91/CE del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico nell’edilizia, quella contro cui il Premier nelle settimane passate aveva alzato la voce cercando alleanze tra i Paesi più arretrati d’Europa, chiederà alle autorità italiane di fornire chiarimenti sulla legge 133/2008, anche detta degli “sprechi energetici”. Mi auguro che dopo questo richiamo l’Europa metta il nostro piccolo paese nella condizione di rispettare gli obblighi sottoscritti dal governo italiano nel 2002, proprio da quel governo che ora fa ostruzionismo in materia di contenimento energetico e rinnega quei valori e quelle attese che la legge propone. Spero di sbagliarmi, ma ho come l’impressione che queste politiche di incentivo ai consumi e agli sprechi abbiano come fine quello di aumentare il consenso dei cittadini in vista della pubblicazione dei progetti per la costruzione delle centrali nucleari, le centrali sicure, come le chiamano, quelle che ha promesso il governo nel suo controverso e sempre meno condiviso programma elettorale.

Senso pubblico e piccoli gesti

Spesso mi accade di uscire di casa al mattino e di trovare bottigliette di plastica e di vetro, carta e sacchetti di ogni genere, mozziconi di sigarette e interi pacchetti lungo il marciapiede, abbandonati da qualche ignorante sporcaccione.

Molte persone nel nostro Paese hanno l’abitudine di buttare i rifiuti lungo i marciapiedi, le strade, le aiuole dei giardini, intorno agli alberi, insomma, un po’ dove capita. Mi è capitato di vedere cestini per i rifiuti semivuoti e immondizia tutt’attorno. Sono le persone ignoranti che compiono questi gesti. Persone senza un minimo di senso civico e di rispetto per ciò che nella loro piccola testa reputano non essere di loro proprietà.

Non hanno avuto un’educazione al pubblico, ragazzi e ragazze a cui è mancato l’insegnamento di una famiglia e di una scuola. Nella loro ignoranza si reputano anche intelligenti e superiori agli altri, non rispettano lo spazio che è di tutti e, indirettamente, non rispettano loro stessi che in quello spazio vivono.

Alcuni lo fanno perchè sprezzanti degli altri, per rivendicare rispetto, per rendersi simpatici in un gruppo, per dimostrare che sono forti, ma forti non sono. Sono piuttosto persone deboli e misere.

Forte è chi mette le sue immondizie differenziandole nel cassonetto, chi infila in tasca la carta della caramella e cammina in attesa di incontrare il primo cestino per lasciarcela. Forte è chi raccoglie da terra la bottiglietta di plastica lasciata da un altro e la mette nel portarifiuti o chi quando vede qualcuno che getta in terra l’immondizia lo fa notare e insegna che la strada è di tutti e che bisogna averne rispetto.

Tutti insieme, da domani mattina, proviamo a raccogliere i segni lasciati dalle persone incivili che ci hanno preceduti lungo il nostro tragitto, staremo meglio, la città ci apparterrà ancora e sarà più pulita. Ti sembreranno inezie, se le confronti con tutti i problemi che ha il nostro Paese, ma sono i nostri tanti piccoli gesti a fare le grandi cose.

Io tifo per il CERN

Il 10 settembre, presso il laboratorio del CERN 1, un gruppo di scienziati farà un piccolo esperimento con il Large Hadron Collider 2 per dimostrare l’esistenza di una particella detta “bosone di Higgs”, soprannominata dal Premio Nobel per la Fisica, Leon Max Lederman, come “la particella di Dio”. La dimostrazione dell’esistenza di questa particella completerebbe la teoria del “Modello standard”, teoria delle interazioni fondamentali, portandola ad essere accettata dalla fisica fondamentale.

Qualcuno, tuttavia, teme che l’esperimento andrà oltre le aspettative, creando un piccolo buco nero che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé l’intera Terra nell’arco di quattro anni. Il professor Otto Rossler, chimico alla Eberhard Karls University, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni suoi colleghi. James Gillies, portavoce del Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra, ribatte che non c’è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l’acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta.

Sinceramente la risposta non mi rasserena, ma staremo a vedere e tra dieci giorni sapremo chi ha ragione.

  1. Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, situato nella periferia ovest di Ginevra <–
  2. Il più potente acceleratore nucleare costruito dall’uomo <–

Involuzione della specie

Le guerre per il petrolio e i diamanti, i morti ammazzati sulle strade, la corruzione politica e gli avvisi di garanzia, la malavita organizzata e chi la controlla, gli incidenti del sabato sera e i morti per le pastiglie mangiate in discoteca, i morti sul lavoro perchè i padroni vogliono avere di più, le stragi di cui non si conosceranno mai i mandanti, gli aerei che cadono e le famiglie che piangono, la manodopera in schiavitù che lavora nel buio degli scantinati, il terrorismo e le bombe che fabbrichiamo qui da noi in Italia, i militari che sparano contro le persone disarmate, le torture e i campi di concentramento, gli autoritarismi religiosi e le ingerenze della Chiesa nella politica di un Paese, l’agiatezza dei sovrani, anche di quelli eletti democraticamente, i bambini che muoiono di fame e di sete e noi che gli mandiamo i medicinali scaduti, le centrali nucleari che ci faranno risparmiare, però dopo averci ammazzati tutti, l’inquinamento e i capi di Stato che si riuniscono per non risolvere niente, le epidemie, le malattie incurabili e i tagli alla ricerca, chi ha troppo e vorrebbe sempre di più e chi non ha niente e avrà sempre di meno.

E’ il nostro mondo, ma non avrei voluto nascere in nessun altro luogo oltre a questo.

Nucleare? No grazie.

Nucleare No grazie

Mentre l’impiego del nucleare per uso civile nel resto del mondo si riduce per diversi motivi, non ultimi quello dei problemi derivanti dallo smaltimento delle scorie radioattive e quello di un costo di smantellamento delle centrali al termine del loro ciclo vitale che è maggiore del doppio del costo della loro realizzazione, qui in Italia ci chiudono gli occhi e per i soliti interessi particolari a breve termine, ci stimolano l’acquolina con un miraggio di consumi illimitati e ci raccontano favole fantastiche su questo tipo di produzione di energia che chiamano “pulito e a basso costo”.

Peccato che nei “costi” non venga mai presa in considerazione la salute delle persone e si omettano sistematicamente gli effetti collaterali di una scelta obsoleta già in partenza. Altro che innovazione, qui stiamo per saltare su un treno che sta arrivando al capolinea e da cui gli altri Paesi sono già scesi o stanno cercando di scendere con gravi fatiche e non pochi problemi. Basti pensare che al termine della vita di una centrale nucleare le scorie radioattive prodotte vanno poste in sicurezza per 100.000 anni, il tempo necessario per il decadimento radioattivo.

Quando penso che in Italia non siamo neanche capaci di mettere in sicurezza del semplice compostaggio, l’esempio è sotto il naso di tutti con il dramma dei rifiuti che affligge il Paese da una ventina d’anni a questa parte, mi vengono i brividi lungo la schiena a pensare che cosa sarebbe statose sottoa quelle montagne di immondizia, al posto di qualche foglia d’insalata o la cacca dei pannolini, ci fossero gli scarti di materiale radioattivo che con ogni probabilità ci sono.

La Germania, che in fatto di energie e di valori ambientali è più avanti del nostro Paese di almeno una ventina d’anni, sta attuando dei consistenti investimenti in energie alternative come il fotovoltaico, il solare termico e l’eolico, sarà un caso? Io credo di no. Anche la Spagna ha effettuato e sta effettuando un considerevole salto in avanti in termini di investimenti nel settore delle energie pulite. Basta fare una gita nella Spagna del sud per vedere immense distese di pannelli solari o consultare i recenti dati messi a disposizione dall’EurObserv’ER sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Europa per aprirsi gli occhi. Le tecnologie ci sono, i risultati anche, quello che manca da sempre all’Italia è un piano dell’energia che definisca in modo chiaro e preciso risorse, aree, tecniche, tempi e responsabilità, ma questa scelta politica sembra non essere ancora presente nel programma di nessuno.

E se tutto questo non bastasse a riconsiderare le nostre idee sul nucleare, se l’esempio degli altri Paesi e la tendenza mondiale non fosse sufficiente a convincerci dell’inutilità e della dannosità di una politica italiana in controtendenza, ho ancora molti argomenti da sottoporre alla critica pubblica.

Per continuare, ho una domanda: per quale motivo non esiste nessuna compagnia di assicurazioni al mondo disponibile ad assicurare una centrale nucleare? Te lo sei mai chiesto? La risposta è semplice, per quante garanzie possa fornire un costruttore e le tecnologie oggi disponibili, per quanto possa essere dichiarato sicuro un nucleare, nessuno è così folle da assicurare qualcosa il cui possibile malfunzionamento provocherebbe danni irreparabili e di portata incalcolabile all’ambiente e alla popolazione.

Immagino siamo tutti d’accordo sul fatto che è fuori da ogni logica continuare a consumare e ad inquinare ogni anno di più del precedente, ma dalla data in cui l’Italia ha sottoscritto il Protocollo di Kyōto nel 1997, che prevedeva un impegno degli Stati aderenti ad una riduzione entro il 2012 della produzione di gas serra 1, le emissioni nel nostro Paese invece di diminuire sono cresciute del 13%. Nella sostanza, in questi anni non solo non si è fatto nulla per ridurre l’inquinamento, ma neanche per mantenere lo stato delle cose ai livelli già pessimi del 1999. Naturalmente le promesse non mantenute si pagano e così, allo scadere del termine fissato al 2012 per rientrare nei valori indicati nel Protocollo di Kyōto, oltre ad avere un inquinamento fuori controllo e un’aria irrespirabile ci ritroveremo a dover pagare un’ingente sanzione, attorno ai 40 milioni di euro.

Ma le cattive notizie non sono finite, anche l’Europa ha posto dei limiti e sono più restrittivi di quelli fissati dal Protocollo di Kyōto, ormai superati. L’Unione europea ci chiede infatti che venga effettuata una riduzione dei gas serra del 20% entro il 2020 e del 50% entro il 2050, immagino che anche qui dovremo pagare un lauto pegno.

E’ inutile continuare a girarci attorno, occorre ottimizzare le risorse disponibili e tutelarle, investire nella ricerca, nello sviluppo, in una prospettiva di minor consumo energetico e di una qualità della vita migliore. La centrale nucleare, anche se di quarta e ultima generazione, è l’antitesi di tutto questo, è il monumento ai consumi per eccellenza: produce grandi quantità di energia che vanno rapidamente utilizzate e consumate, perché impossibili da stoccare, se non per un brevissimo periodo di tempo, e come se non bastasse inquina durante e dopo il suo funzionamento.

Dobbiamo sovvertire la mentalità dei consumi e questa cultura superficiale che ci viene proposta attraverso i media, ma anche di questo non sembra esserci traccia nelle politiche recenti. Eppure, è la nostra unica possibilità di sopravvivenza. Condurre una vita all’insegna della sostenibilità è la chiave di ogni nostra azione futura, risparmiare energia non significa vivere male, ma vivere meglio e nella consapevolezza che un futuro è ancora possibile.

  1. anidride carbonica (CO2), 2. metano (CH4), 3. ossido di azoto (NO2), 4. idrofluorocarburi (HFC), 5. perfluorocarburi (PFC), 6. esafluorodi zolfo (SF6) del 5,2% rispetto ai livelli 1990 per i gas serra nn. 1, 2 e 3 e rispetto ai livelli 1995 per i gas serra nn. 4, 5 e 6 <–
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