Ho visto Pina
Si, al cinema. Al secondo spettacolo, in tre dimensioni e mi hanno dato anche gli occhialini. Neri, con la montatura spessa, mi sentivo un nerd.
Al di là del tre di, che qualche cosa aggiunge senz’altro, come la tenda che si muove, le foglie, l’acqua, i volti visti da vicino che sembrano paesaggi, per il resto il film sarebbe stato comunque bellissimo anche in due di. Le situazioni, le coreografie, le musiche, tutto magnifico. I ballerini, strepitosi. Macchine di carne e di cuore perfette. Impeccabili, densi di passione, esempi di bellezza e rigore assoluti. Da vedere e rivedere.
Il trailer del film Pina di Wim Wenders, 2011
Carnage
Visto al cinema l’altra sera, mi è piaciuto.
Un film possibile, attuale. Fatto di nulla, ma con una storia forte e lineare che convince. Girato quasi interamente in un appartamento di Brooklyn, racconta l’incontro-scontro tra due famiglie, due culture, due stati sociali, due visioni del mondo diametralmente opposte che a poco a poco si fondono per allontanarsi e frammentarsi. Da vedere.
Carnage, un film di Roman Polanski.
Con Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly
Drammatico, durata 79 min. – Francia, Germania, Polonia, Spagna 2011
Quando la notte
Mi hanno contattato per partecipare a una scena del film tratto dal libro “Quando la notte” di Cristina Comencini, con Filippo Timi e Claudia Pandolfi come protagonisti. Ho letto la trama e sembra interessante, mi piace il forte ruolo assegnato alla natura, la sua presenza come terzo protagonista.
Esperienza totalmente nuova quella della comparsa e che un po’ m’incuriosisce. Mi è stato anticipato che le riprese in cui è prevista la mia presenza si svolgeranno in notturno. Ho sempre sognato di fare quello che muore nella prima scena, ma la trama non prevede morti.
Mi divertirò comunque, anche se non morirò nella prima scena.
La solitudine dei numeri primi
Ieri sera cinema, con il mal di gola e senza la benché minima voglia di uscire. Sai quando ti senti tutte le ossa rotte e ti verrebbe solo voglia di stare nel letto a guardare il soffitto che si muove? Si, il mio soffitto si muove. E fare gargarismi col liquido verde mentre ritagli foto di giornale? Ecco, così. A pezzi, ma sono uscito ugualmente e non me ne sono pentito.
Avevo sentito pareri discordanti che non mi hanno fermato. Chi ha letto il libro resta quasi sempre insoddisfatto di un film tratto dalla sua trama, ma questo è anche logico. Nel libro ti fai le fantasie, ognuno immagina le cose che legge plasmandole secondo il proprio retroterra culturale e di esperienze. Si fa un suo film, diventa in qualche modo regista, sceneggiatore, attore, tecnico delle luci, si immedesima e immagina ogni minimo dettaglio che gli viene raccontato.
È evidente che chi ha letto il libro non può più esprimere un giudizio oggettivo sul film, perché è stato influenzato, contaminato dai suoi stessi pensieri e fantasie, non ha più un atteggiamento di verginità intellettuale, dunque un tale giudizio mi può soltanto sfiorare. Gli altri che ho sentito erano pressoché positivi, ma probabilmente non mi sarei fermato davanti a nulla, così sono uscito e me lo sono visto.
Il film è girato a Torino, cosa che lo rende interessante e piacevole per un trenta per cento, i protagonisti sono bravi e gli interni familiari sono ben raccontati, le ambientazioni accurate e così anche le ricostruzioni delle scene, gli abiti, i mezzi impiegati. Era da una vita che non rivedevo la tappezzeria interna di una Ritmo a quattro porte o quegli orribili pantaloni da neve imbottiti che si usavano per andare a Sestriere. Il fiume, i giardini, sono sempre suggestivi.
La storia dei due ragazzi mi è piaciuta molto. Isolati, ovattati, in un mondo parallelo, articolato e difficile, hanno trovato la forza di incontrarsi e di amarsi.
«Di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno,
quando la mente è troppo debole per raccontarsi bugie.»
Paolo Giordano
The reader. A voce alta
Era da diverso tempo che non mi accadeva di vedere al cinema un film così toccante. Emotivamente coinvolgente e doloroso, il film “The reader”, tradotto in italiano con il titolo “A voce alta” 1, da un romanzo vagamente ispirato a fatti di cronaca, di Bernard Schlink, trasporta lo spettatore fino al cuore della narrazione, facendolo vivere con forte intensità e un certo pragmatismo in una posizione privilegiata. Dalla poltrona, infatti, si osserva e si vive la memoria sentimentale di una coppia di amanti, dagli anni quaranta agli anni recenti. Una vita per nulla semplice e scontata, densa di eventi traumatici e dolorosi, ma anche di passioni e di tempi felici. Non c’è spazio per la routine e la mediocrità in questa vita, ma solo per i sentimenti estremi del dolore e dell’amore, nelle forme massime. E’ un film di vita e di morte, in cui le parole e le immagini rendono lo spettatore partecipe e protagonista, dentro alla storia. Si esce dal cinema con un nodo allo stomaco, gli spettatori sono avvertiti.
- Come spesso capita nella traduzione italiana, nel titolo del film non c’è corrispondenza con l’inglese. Ogni volta che leggo una traduzione di un film o di un’opera mi domando sempre il perché della mancata corrispondenza. E’ voluto? Si tratta di un estro del traduttore? Ha uno spiccato desiderio di distinguersi? E’ semplicemente un cretino? La più probabile delle tre ipotesi è certamente quest’ultima. Un’altra domanda che mi pongo è se chi traduce un titolo conosce sufficientemente l’italiano, ma a questa non so rispondere. ↩
Brucialo dopo averlo “visto”
Ieri sera sono andato al cine a vedere “Burn After Reading”, l’ultimo film dei fratelli Ethan e Joel Coen, ma non sono del tutto convinto che mi sia piaciuto. Ci sto ancora ragionando sopra. E’ dura da ammettere, ma non lo metabolizzo.
Per i distratti, il cd è stato perso in palestra dalla segretaria dell’avvocato stronzo di Katie Cox.
Grottesco, a tratti comico, attori bravi e piacevoli, ma alla fine è stato uno di quei film che passano sotto agli occhi senza lasciarmi niente. Morale a parte, vero è che la stupidità è portatrice di morte.
Sono lontani i tempi di “The Big Lebowski”, capolavoro dei Coen.
Into the Wild e Persepolis
Ieri sera sono andato al cinema a vedere Into the Wild, un film di Sean Penn, con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook. Genere drammatico, durata 148 minuti. Produzione USA, anno 2007. Distribuzione Bim. Il film è bello.
Tratto dalla storia realmente accaduta di Christopher McCandless, narra di un ragazzo che rifiuta il sistema americano o consumista più in generale e si rifugia nella natura e nella ricchezza emotiva che può offrire il ritorno alle origini. Rinuncia al denaro, agli studi, alla carriera, agli affetti per inseguire un sogno. Una storia di coerenza e di sinceri ideali che mette in luce il suo limite in una constatazione: la felicità non è tale se non è condivisa. Il sito internet ufficiale del film è all’indirizzo www.intothewild.com
Prima che iniziasse il film hanno proiettato il trailer di Persepolis, qualcuno forse ne ha già sentito parlare. Un film di animazione, tratto dall’omonimo fumetto di successo, che ha riscosso grande attenzione della critica e del pubblico al festival di Cannes dell’anno passato. Si racconta che i francesi siano letteralmente impazziti in sala e abbiano applaudito per una quindicina di minuti davanti ai titoli di coda di questo piccolo capolavoro. Detesto a priori i films francesi, ho dei preconcetti nei confronti della loro estenuante lentezza. I cartoni non li guardo, ma il trailer era davvero strepitoso. Ho voglia di andarlo a vedere quando uscirà nelle sale il 22 febbraio.
La regia è di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud. Genere animazione, durata 95 minuti. Produzione francese, anno 2007. Distribuzione Bim. Anche questo, come il precedente. Racconta la storia di una ragazzina, della sua infanzia vissuta a Teheran, di un’adolescenza trascorsa in un collegio di Vienna, del suo ritorno in patria e di un esilio volontario a Parigi. Una piccola vita animata che è lo spunto per una storia di incontri e di scontri tra due diffrerenti culture. Consiglio di andare a scoprire alcuni links che riguardano il cartone, www.persepolis-ilfilm.it e www.bimfilm.com
Requiem for Fibrilla
Fibrilla era una signorina molto bene educata. Non si lasciava mai scappare una parola di troppo, sapeva sempre che cosa dire al momento opportuno e possedeva dei vestiti molto colorati che ricordavano la primavera e che lei amava abbinare con le sue tante paia di scarpe di cento colori. Fibrilla amava la musica, le piaceva la classica ma anche le canzoncine in cui si sentono le voci acute, l’arpa e lo xilofono. Tin, tin, tin e si capiva subito che ti stava accanto. Oppure i profumi, quelli si che erano deliziosi. Ne aveva uno in particolare che non ti voleva svelare, il più buono di tutti. Resistere ai sui baci era molto difficile e sapeva di frutta, tutta. Parlava di vestiti come di filosofia e di braccialetti come fosse scienza. Conosceva anche le cose difficili e i libri, amava molto leggere. Mi bastava sentirla vicina e poterla guardare, anche per poco e ascoltare i suoi pensieri mentre cadevano tra le mie braccia. E poterla stringere forte. Forse troppo forte, troppo forte davvero.
Super 8
Ti ho già raccontato di quella volta in cui io e il Fausto siamo andati a girare il film alle Poste? Qui al paese l’ufficio apre alle otto e trenta, come dalle altre parti. Alle otto e quaranta eravamo pronti e abbiamo fatto irruzione.
Una sera bussa alla porta il Fausto e mi chiede di farlo entrare. In pugno teneva una busta piena di cianfrusaglie, mi stringe la mano e senza neanche lasciarmi salutare per chiedergli qual buon vento, si dirige verso la cucina: le migliori idee nascono in cucina. Mi dice: “Vieni qui che ti devo parlare, mi serve un progetto”. Svuota la busta sul tavolo e mi dice di sedermi. “Che cosa me ne faccio di questa roba che ho recuperato in soffitta?” Un coltello che sembra della prima guerra, una cinepresa Super 8, un pezzo di corda da barca, due cappelli e altre cose strane che per la tua igiene mentale non sto qui a raccontare. “Ci giriamo un film”, gli dico e nel giro di poco eravamo già lì ad abbozzare una trama. Alle tre di mattina avevamo finito. In cucina c’era la nebbia e tre bottiglie verdi col collo lungo, sistemate una in fila all’altra. “Allora siamo d’accordo, ci vediamo domani mattina. Ripassiamo la trama mezz’ora prima: tu riprendi tutto, io vado a braccio”.
E alla fine abbiamo fatto irruzione. Vestiti per bene e ripuliti a dovere ma con quei due cappelli appariscenti, siamo entrati. Io reggevo la piccola Super 8 e il Fausto con il coltello tra le mani, armeggiava e si fingeva un improbabile rapinatore.
Contavamo sul fatto che in paese non eravamo credibili, soprattutto quando ci muovevamo in coppia. Tutti sapevano che in qualunque momento sarebbe potuto accadere qualunque cosa. E questa era una ragione per cui ritenevamo superfluo avvisare. L’altra, era che la scena doveva risultare il più reale possibile, puntavamo sulla naturalezza degli attori.
Sapevamo di avere solo quattordici minuti prima che la Sicurezza arrivasse e ci fermasse, lo sapevamo perché la vecchia del Fausto era passata da lì due mesi prima, per ritirare la pensione, ed era incappata in una rapina vera. La vecchia calcola tutte le cose di continuo ed è fastidioso avere una così vicino, però questa volta i suoi numeri facevano comodo: i quattordici minuti erano una certezza.
Riprendevo tutto, anche il ragno che si muoveva in un angolo del soffitto. All’inizio nessuno capiva e sono rimasti tutti immobili, poi il Fausto è inciampato nella corda che si è voluto legare a tutti i costi intorno alla vita e si sono messi a ridere. Era lì, disteso per terra, lungo come un salame. Per un attimo ho anche temuto che si conficcasse il coltello da qualche parte. Si rialza velocemente, come se nessuno lo avesse visto e, preso da una specie di raptus, incomincia a colpire quella dell’ultima fila. Documento tutto con la Super 8 perché a questo punto non si torna indietro: “Puoi rifarmi un’altra volta la scena? Questa non era a fuoco”. E la Posta si svuota. Non ho mai visto fuggire così tante persone in così poco tempo, è stata una soddisfazione.
Creature meravigliose
Entro nell’abito passando da sopra, come si vede nei film quando corrono. Distendo le braccia, accenno una flessione e porto le mani tra i capelli, sincronicamente. Fluisce la musica e fluiscono i colori. Palpita l’hammond e tremano i violini, quando un delicato schiocco delle dita della mano destra fa apparire due creature meravigliose che in corpetto sancrato e vistosi capelli biondi, mi si avvicinano e mi baciano le guance. Il ritmo dei loro sogni scorre veloce attraverso le labbra ed io socchiudo gli occhi, come per fermare un attimo, nella consapevolezza che il desiderio di prolungare un piacere sarà svanito quando li avrò riaperti. Morire e rinascere in un frammento di tempo. Attraversare la materia. Perché quando la si conosce la si ama, facendola scivolare via dalle dita.


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