Fragole di ghiaccio
Rappresentazione refrigerante per uso immaginario collettivo dal titolo: Fragole di ghiaccio sorrette da bastoncino su composizione di foglie secche stagionali.
Una Manina stringe forte il bastoncino di legno, mentre l’altra fa un click sul bottone della fotocamera.
Pigiando sulla foto è possibile vederla grande e intera.
Ad esempio
Voglio dire, siamo degli animali strani. Prendiamo un gelato, un gelato ad esempio. Un gelato qualunque, con un gusto qualunque. Ci scommetterei la macchinetta dei denti che ognuno di noi mentre lo descrivo può avere modo di figurarselo davanti agli occhi. Bello, con i gusti ben disposti, così piacevole da far saliva in bocca. Luminoso e solare, come l’apparizione di una Madonna ai fedeli. Ci scommetto, ci scommetterei. Ma la cosa più divertente non è questa. La cosa che più mi stuzzica è la certezza che ognuno di noi lo ha immaginato diverso. Con i gusti che predilige. Sopra il cioccolato e sotto la fragola, la vaniglia con la crema o i frutti di bosco con accanto il limone.
E’ l’interpretazione delle parole, è il significato che diamo a ciò che vediamo o che immaginiamo di vedere, sulla base di preconcetti e di esperienza personale, un’idea che prende forma sulle nostre papille stimolata dalla pancia. Questo è. E questa è la forza di una parola che può stimolare il desiderio. Non mi interessa altro, ho vinto la scommessa.
Un malsano shopaholismo
Questa è la mia T-Shirt preferita, e mi sta addosso anche molto bene. Io adoro quel film.
Che cosa hai nella borsa?
Prosegue il grande FotoConcorso “Che cosa hai nella borsa?” e questa volta la foto inviata l’ho scattata e prodotta con le mie manine. C’è anche una breve spiegazione del contenuto, una spiegazione agghiacciante che inizia così:
“Siccome che da qualche tempo c’ho l’hobby di fare le ammazzatine, sono un maniaco omicida dilettante, nel borsello tengo tutte le cose del mio lavoro. Gli strumenti utili, quelli indispensabili e quelli superflui. Come la bambola per fare il voodoo, che quando la vittima proprio non vuole morire, io ci pianto due o tre spilloni in quel posto e via, fila diritta al Creatore…”
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