Graffi e carezze

Sussurri, nostalgie, parole che fanno battere il cuore

In punta di dita

Scivoli piano su quei grandi cuscini blu, accavalli gambe colorate e ti allunghi morbida, mentre passi dita fra i capelli. “Metti su una musica”, mi sussurri e poi solo vapore sopra le labbra, rosse di piacere.

La comparsa universitaria della laguna “Y la amo“, 1965

Il mare nel barattolo

Il profumo dei tigli (tilia) mi ricorda sempre l’estate.

Quando ci sono tre bottiglie d’olio extra vergine in dispensa sono tempi di vacche grasse.

Alcune canzoni, a sentirle, mi fanno la pelle d’oca.

Dai pini marittimi cadono i pinoli, ma bisogna scuoterli.

Quando i bambini si spaventano io rido.

Quando i bambini ridono io sono serio.

D’estate il mio olfatto è più vivace, segue le scie.

Il rumore del mare lo puoi sentire anche appoggiando l’orecchio ad un barattolo.

Le dita dei piedi ciccione mi divertono.

Le scritte sulla sabbia non sono tatuaggi.

Ittica

Muoviti, agitati, sbattiti

irrequieta
e ti vorrei serena
e ti vorrei dolce

come l’acqua da cui provieni
come pietre attraverso i colori
ma questo non può essere

innaturale criminale
giri e mi guardi ancora
mancano le parole

ma io ho capito
e tu hai capito
loro forse no

poi

d’un tratto a pelo d’acqua
scompari
e adieu.

Quando ritorna

Quando ritorna il sole, hai voglia a dire che la nebbia è romantica e che il freddo pungente, tutto sommato, fa solo del gran solletico alla pelle. Quando ritorna il sole dopo tanta pioggia e aria gelata, quando non ti ricordi nemmeno più di com’erano dolci e tiepide le carezze delle mattine estive, quando dopo tutto questo ritorna, e ritorna il sole, io sorrido. E sorrido insieme alla terra, tra le foglie che fanno da coperta alle radici degli alberi, in mezzo a boschi di castagni, nel fumo del camino di quella casa in pietra, tra le curve delle tue colline, in quel velo d’acqua e zucchero che ricopre delicato i fili d’erba nel primo sbadiglio del mattino.

Lascia andare

Sottile nascosto
respiro respiri
e sono carezze
i baci dimenticati
dietro alle orecchie.

Dialogo tra Moker e Therese (5)

Moker. Perché hai spento la luce?
Therese. Come al solito non ha notato niente.

Dialogo tra Moker e Therese (4)

Moker. Guarda! Una stella cadente.
Therese. M’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, m’ama…

Dialogo tra Moker e Therese (3)

Moker. Tu non saresti capace di efferatezze, sei profondamente buona.
Therese. Ho piantato una matita nell’ombelico di mio fratello.

Dialogo tra Moker e Therese (2)

Moker. Hai due occhi, due occhi che…
Therese. Perché, quanti ne vorresti?

Dialogo tra Moker e Therese (1)

Moker. Il tuo vestito blu oltremare mi intimorisce i piedi.
Therese. Proverò a togliere le conchiglie dall’orlo.