Amici e altri animali

Gli amici di sempre e gli amici degli amici

Finché morte non ci separi

Finché morte non ci separi

Ha staccato l’avambraccio della statuetta di gesso e l’ha posato sulla credenza dei bicchieri buoni. “Gradisci qualcosa da bere?” Mi guarda con quei due occhi blu talmente belli che sembrano di vetro, e forse lo sono, poi girandosi verso di me dice: “Si, una birra ghiacciata per piacere”. Questa mi piace. Chi fa distinzione tra piacere e favore mi piace, ma forse è soltanto un caso. Vado a prendergliela in cucina mentre macino nella testa il forte dubbio. Ha risparmiato sul tessuto del vestito e questo mi distrae, penso. Poso un paio di birre sul tavolo, le apro col cavatappi a forma di coccodrillo, prima una e poi l’altra e gliene porgo una. “Grazie”, sfoderando un sorriso che mi fa risalire le formiche sulla schiena. “Dimmi tutto, ti ascolto”. Beve, appoggia la birra sul tavolo e si alza. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso. Apre lentamente la cerniera della borsa che ha posato sulla poltrona, si gira verso di me, mi guarda e poi torna a cercare con gli occhi e le mani nella borsa. Mi porto leggermente in avanti per raccogliere uno dei tappi che ho fatto cadere e sento improvvisamente una specie di sibilo stridente passarmi sopra la testa. “Ma che cosa stai facendo?” Nella mano destra impugna una pistola completamente in acciaio. La guardo. “Ti ho mancato una volta, però oggi non è il tuo giorno fortunato”. Un altro sibilo stridente e sento che una pallottola mi attraversa il cuore. Un effetto strano, come se mi avessero sparato alle spalle. Dicono che quando ti sparano senti dolore dove la pallottola fuoriesce e non dove penetra. E’ vero. Mi lascio cadere all’indietro ma non riesco a toglierle gli occhi di dosso.

Un certo feeling

Un certo feeling

Io con Teresa vado d’accordo, c’è simpatia. Teresa è la panettiera che gestisce il negozio vicino a casa. “Buongiorno, vorrei un pane di pasta dura”. Qualche parola sui pinguini di cemento che l’amministrazione comunale le ha piazzato davanti al negozio e ci si butta, senza esitare troppo, sulle ultime amministrative. “Hanno vinto tutti”, dice. “Come al solito, Signora. Non c’è da stupirsi, sono solo dei politici”. “Guadagnano troppo per quello che fanno”. Come non si può essere d’accordo? “Io dimezzerei il numero dei politici. Penso che se alle prossime elezioni ci fosse un partito che nel programma proponesse una riduzione dei politici della metà non andrebbe più giù. La gente lo voterebbe ancora e poi ancora”. “Io li dimezzerei fisicamente e poi guadagnano troppo” dico, fomentando la sua tesi e anche il suo sdegno. “Signora, ci vorrebbe un partito delle massaie, loro si che sanno come gestire i soldi per arrivare alla fine mese”. Sorride compiaciuta. Con Teresa c’è un certo feeling ed io mi diverto a farle salire la carogna.

Il polipo Marcello e le profondità blu blu

Il polipo Marcello

Questa mattina, sulla soglia del negozio di pesce fresco, il polipo Marcello mi ha guardato e mi ha sussurrato una confidenza: “Stavo meglio in mare. Sul banco del Signor Piero tutto quel ghiaccio mi ha fatto venire la sciatica, mi sento i tentacoli indolenziti. Cosa ne dici se questo fine settimana io e te ce ne andiamo al sole?” L’ho guardato, gli ho strizzato l’occhio e gli ho detto:”Caro Marcello, ognuno ha il suo ghiaccio sotto ai tentacoli ma visto che mi sei simpatico e la tua proposta è davvero allettante, sabato passo a prenderti con la giardinetta e ce ne andiamo al mare. Io e te, soli. Un po’ di caldo fa bene a entrambi e infilare i nostri bei piedi nell’acqua salata sarà rigenerante. Al mangiare pensaci tu che io porto da bere”.

Ho le prove, Cappuccetto Rosso era una feticista nazi.

Cappuccetto Rosso era una feticista nazi

La vogliamo smettere di rompere i coglioni al povero Lupo? Quella tenera bambina che si aggirava nel bosco indossando un impermeabile rosso in latex, le prove sono inconfutabili, in verità era una perfetta feticista nazi e la storia di Cappuccetto Rosso non è altro che un complotto, premeditato dall’intera famiglia Rosso e dai fratelli Grimm, ai danni dell’ignara bestiola.

Non si è mai visto ne sentito raccontare da nessuno che una madre, per quanto snaturata potesse essere, avesse lasciato passeggiare da sola la sua bambina, consapevole dei possibili pericoli a cui sarebbe andata in contro addentrandosi in un luogo notoriamente insidioso, se non fosse stata più che certa che la creatura non corresse alcun pericolo e che fosse in grado di difendersi autonomamente. Pertanto, Cappuccetto Rosso era armata o esperta di arti marziali.

L’efficacia dell’esca era amplificata dal vestito. E’ nell’evidenza dei fatti che il “cappuccetto” con cui andava in giro la ragazza non era soltanto appariscente per colore ma, all’imbrunire e nel buio di un bosco, data la scarsità di luce dovuta dalla somma della situazione temporale e del luogo, non poteva essere costituito da un materiale opaco come il cotone o la lana, poco visibili entrambi, ma da un materiale traslucido, il latex appunto. Probabilmente era anche avvenente, grossa e particolarmente rumorosa, vista la curiosità suscitata nell’animale.

Sui fratelli Grimm, ci sarebbe da aprire un capitolo a parte. Uno dei tanti dubbi che ho è questo: come facevano a conoscere tutti quei dettagli e quei particolari, così ben descritti nel racconto, senza essere fisicamente presenti durante lo svolgersi dei fatti? I fratelli Grimm sono i mandanti e l’omicidio è logicamente premeditato. D’accordo con Cappuccetto Rosso, e per accertarsi che tutto si svolgesse secondo il diabolico piano, l’hanno seguita a distanza senza farsi notare, compiendo atti di voyeurismo macabro.

La fine che ci viene raccontata non è convincente, ci sono molti punti ancora oscuri e da chiarire. Primo tra tutti, il fatto che, per quanto possa essere grande un Lupo, non potrà mai inghiottirsi due donne per intero. Non convince nemmeno la figura del cacciatore che, guarda caso, passava da quelle parti in quel preciso momento, lo squarta vivo ed estrae illese la vecchia e la nipote col cappuccetto.

Non dormirò tranquillo questa notte, pensando a quei brandelli di pelo e di carne lasciati sul pavimento e al fatto che gli assassini siano tuttora rimasti impuniti. Chiedo giustizia e la chiedo con forza, perché non ci siano più Lupi assassinati, né Cappuccetti Rosso che se ne possano andare spavaldamente in giro, venerati e rispettati, sulle pagine dei libri, dei giornali e in televisione, probabilmente finendo per aprirsi un conto bancario in qualche paradiso fiscale, dove poter raccogliere i proventi di menzogne raccontate a gran voce a chi li ha fiduciosamente ascoltati.

Un altro giro

“La vita è sostanzialmente una questione di equilibrio
ed è quando viene a mancare che inizia il vero divertimento”.

Un altro giro

Sono passato a prenderli intorno alle otto di sera. Ho lucidato il sidecar per tutto il pomeriggio, il serbatoio era pieno e l’olio a livello. Credo di averlo usato l’ultima volta per trasportare la cassa in rovere dal falegname al garage, sapevo che prima o poi mi sarebbe ritornata utile. Faceva caldo. Uno di quei caldi che ti portano ad esagerare. Ho indossato la camicia a fiori tropicali, mi sono pettinato da sabato sera e sono sceso. Ho spostato lo spesso telo che la ricopriva, l’ho accarezzata girandole attorno e ci sono salito.

Le rose rosse. Un bel mazzo di rose rosse, se ne stava li appoggiato sopra alla cassa. Si è messa in moto al primo colpo e sono partito. Era mia intenzione arrivare puntuale, sarebbe stata la prima volta che arrivavo in ritardo. Suono alla porta. Dicono di salire, dico di scendere e la porta si apre. Li aspetto in cortile. Pochi minuti e gli sferro una legnata sul capo. Un colpo deciso e cade a terra, disteso. Lo afferro per i piedi e mentre lo trascino accanto al sidecar, guardo le sue mani che si muovono sul terriccio del cortile. Lo sollevo e lo infilo nella cassa.

Lei aveva dei fiori tra i capelli, un vestito di cotone leggero e delle bellissime scarpe rosse che andavano d’accordo con la scocca lucida. “Andiamo. Sono stato puntuale vero?” Monto in sella, stendo una mano e la aiuto a sedersi dietro. Mi stringe la vita tenendomi stretto, metto in moto ed esco dal cortile. “Ti porto in collina a vedere le stelle, tieniti forte”. Avvicina la sua bocca all’orecchio e dice:”E’ stato un bel pensiero quello delle rose rosse, davvero un bel mazzo di rose rosse. Posso tenerle?” “No, domani ho intenzione fare un altro giro”.

Un pre-sentimento

Un pre-sentimento

Ho come il presentimento che stia ritornando la Bestia: come-il-pre-sentimento.

La piccola Oloturia

Per tua conoscenza, a iniziare da oggi su Novamag.it si ripubblica la meravigliosa serie di successo dedicata a Gigi la piccola Oloturia, il fumetto dei fratelli Mattioli che fa innamorare le signorine e impazzire i maschietti. Ho scritto una breve presentazione sulla rivista quotidiana online di informazione e cultura ma se decidi di approfondire e di scoprire, puoi trovare molte altre informazioni e particolari direttamente sul sito degli autori. Lo strip uscirà su Novamag.it due volte alla settimana, l’appuntamento è da non perdere!

E’ furbo, se ne accorge

E’ furbo, se ne accorgeForse sto diventando matto, ma è più probabile che lo sia sempre stato. Mi accorgo di non esser capace di ragionamenti lineari e se per due punti passa una ed una sola retta, io ne vedo infinite. Non sono euclideo. Scompongo le visioni semplici in piani composti et infiniti.

Mortimer told me that you are a beautiful girl,
but if you are a fancy woman it’s good anyway.

Però attenzione, perché se gli dici che sei chic e poi non è vero qui va a finire male, s’incazza come una bestia. Saluta, Mortimer: ciao. Ora dice che si va a tagliare le unghie delle mani con le cesoie. Lavora di fino, lui.

Fortunatamente, dimentico anche in fretta.

Il mio piccolo pesce rosso Abramo

Il mio piccolo pesce rosso AbramoUn anno fa, nel mezzo di una delle tante feste che si possono trovare durante il mese di Settembre, ho acquistato un piccolo pesce rosso. Abramo, questo è il suo nome, me lo hanno venduto in una busta trasparente con dentro l’acqua. Durante tutto il viaggio di ritorno, l’ho tenuto vicino a me, appoggiato sul sedile della macchina, in modo che lo potessi vedere. Quando siamo arrivati a casa, l’ho sistemato in un grosso vaso sferico in vetro, pieno d’acqua, e gli ho dato da mangiare. Tre giorni dopo è scappato. Probabilmente, ha fatto un salto fuori dal vaso, poi dalla finestra, poi dal giardino, poi dalla strada e così, fino al mare.

Il negozio per animali

Di recente mi è capitato di entrare in alcuni negozi per animali e di imbattermi in cose al limite della follia, allucinanti. E’ vero che il mercato è fatto anche dalla domanda ma a certi prodotti dovrebbe essere posto il divieto di raggiungere uno scaffale di un negozio. Alcuni li ho trovati relativamente utili, per il gatto intendo, tipo la cuccia per il trasporto o il collarino su cui poter scrivere un numero di telefono in caso si perdesse. Altri del tutto inutili o vergognosi, cose che sembrano studiate per conquistare il padrone, superflue e in molti casi anche dannose. Un mercato a dir poco spregevole. Gli animali non sono un passatempo o un gioco a cui dedicarsi quando se ne ha voglia ma degli esseri viventi con precise esigenze, con un certo gusto ed una loro personalità, e soprattutto con un costante bisogno di cure e di affetto.