Archivi per la categoria ‘Amici e altri animali’
Come sono buoni i bambini
Continuavano a parlare dei loro figli, dicevano che non erano come gli altri.
“I bambini di oggi sono maleducati. Non hanno più rispetto per i genitori, per gli insegnanti. I nostri hanno ricevuto un’educazione differente. Comprendono ancora il valore delle cose, hanno rispetto per i genitori”.
Discorsi noiosi e retorici sui loro figli e su come sono stati allevati bene, non avevano altri argomenti per la serata. “Ma come sono bravi questi bambini, ma come sono buoni questi bambini” e alla fine se li sono mangiati. Poi dicono dei comunisti.
A cena con amici
Questa sera cenerò con la lucertola verde, un paio di farfalle tropicali, sei rappresentanti della colonia di formiche rosse dell’america latina e un koala in estinzione. Una cena tra amici, parleremo delle variazioni climatiche, dell’innalzamento della temperatura del pianeta e dell’influenza che ha l’azione sconsiderata dell’uomo sull’ambiente che lo circonda. Vi dico già che sono incazzati come animali, ma nonostante io sia un rappresentate dell’origine dei loro mali mi rispettano, sanno che con me si può parlare di certe cose.
Tra i 160 paesi che l’11 dicembre del 1997 a Kyōto hanno sottoscritto il trattato internazionale sul riscaldamento globale non c’era neanche un rappresentante degli animali o della vegetazione, se chi distrugge ed inquina il pianeta decide anche quanto e come lo può ditruggere ed inquinare, francamente mi sembra che ci sia un grave conflitto d’interessi.
I due vecchi sono stati di parola
Solo quarantottore e tutto era ritornato a posto. Il Fausto aveva restituito i due animali e come promesso, Maria del presepe ci ha fatto avere il foglio per il passaggio di proprietà della stella luminosa. Il bambino è sano e riposa al caldo. Quest’estate potremo mangiare all’aperto anche di sera, sotto a quella lucina intermittente che tanto piace al Fausto. La cometa è stata spostata a fin di bene, tolta ad un paio di raccomandati per restituirla alla collettività. E’ l’effetto Robin Hood.
Comunque sia, alle feste inviteremo anche i due vecchi col bambino e prima di inaugurarla faremo qualche prova, per andare sul sicuro. Mettila qui, no mettila là, accendi e spegni, guarda che non scaldi, legala bene al tetto e cose di questo genere. Immagino già le feste, la musica, le crostate di frutta e le caraffe piene di sidro, mentre volano le imprecazioni perché qualcuno ha toccato a mani nude gli spiedi di ferro, quelli con cui si trafiggono le salsicce e i bocconcini di carne da arrosticciare sul fuoco.
Piccoli mostri
L’altra notte, piccoli mostri mi hanno cercato. Io me li ricordo tutti. Ne ho visti con la testa piccola e molte zampe o fatti solo di bocca e con le code lunghe. Erano ordinati, come le farfalle di un collezionatore ed erano neri, come una notte senza luna o l’interno delle mie scarpe. Qualcuno, al posto delle zampe, aveva come delle chele, chele bellissime. Ricordo solo che non provavo schifo e neanche impressione, ma fascino e attrazione, nonostante si muovessero verso di me. Più erano vicini e più li potevo osservare e ammirare, anche nei dettagli. Si muovevano lentamente. Più li guardavo e più quel colore nero diventava lucido e incominciava a riflettere i colori di ciò che stava loro attorno. Forse mi hanno divorato incominciando dalle gambe, questo non lo ricordo. Però, ho memoria di quell’interminabile istante in cui si sono fermati e intorno, come a formare un cerchio, hanno aperto gli occhi, prima di iniziare. Poi, il silenzio.
La cabina del boom
Ai bagni 19 non dormiranno più sogni tranquilli, io e il Fausto abbiamo trovato il sistema di accedere al deposito della bombola del gas.
L’altra mattina ci siamo guardati e il pensiero su come movimentare la vacanza è arrivato in simultanea. Ci è bastato buttare gli occhi sulle bombe della milanese in terza fila per fare la brillante associazione mentale che movimenterà la vita dell’Enzo e degli ospiti del 19.
Occorrente: una forcina per capelli e una chiave a pappagallo.
Ieri sera siamo andati allo stabilimento e abbiamo apportato la modifica. Da domani mattina il compressore dei gommoni e dei salvagenti al posto dell’aria butterà fuori il gas: piccole bombe vaganti. Sdraio all’ombra, bibite gassate e cannucce lunghe in prima fila, non ci resta che attendere.
La piadina col prosciutto piace un po’ a tutti
Questo fine settimana me ne starò disteso sulla spiaggia dorata della riviera romagnola a bagnarmi d’ombra, a mangiare piadina e a bere lambrusco, si fa per dire, potete immaginarmi così se gradite.
Nel precedente blog avevo anche salvato da qualche parte la vera ricetta della piadina romagnola, la sfoglia, Napolino era anche un blog di servizio, quindi non ve la sto a riscrivere, se la volete cercatela da quelle parti. Penso che potrà rivelarsi un fine settimana proficuo in senso creativo, che brutta parola lo so, pertanto mi munirò di moleskina, pennarello e, se sarà il caso, prenderò anche qualche appunto. La sabbia tra le dita mi stimola il cervello, figuriamoci quando la mangerò.
La partenza è prevista per venerdì, da Milano. Dopo un sostanzioso pranzo in trattoria e qualche litro di vino rosso tracagnato di fretta, io e Pedro ci butteremo alla guida della Pantera, quella con i sedili ribaltabili e l’interno supervellutato. Camice a fiori, jeans, scarpe lucide e occhiali scuri, a Roma li chiamerebbero burini. Tra l’altro, se qualcuno si volesse unire per il pranzo, provi a contattarmi.
Venerdì pomeriggio tappa a Bologna per caricare il Pucci. Il termine caricare, in questo preciso caso, ha un doppio significato. In prima istanza assume il significato di menare fisicamente le mani contro la creatura e in seconda istanza, quello di farlo salire a bordo, magari trascinandolo con la forza. Pedro suggeriva di tenere il suo scalpo fuori dal finestrino, come esempio, ma credo che rinunceremo a questa eventualità per via del fatto che non ho molta voglia di reggere quel testone tra le mani per un’ora d’autostrada.
Mi sta bene di farlo viaggiare nel baule con qualche livido e le gambe piegate, mi accontenterò.
Io e il Fausto. Racconti
Sta per uscire il libricino di racconti dedicati al Fausto, una pubblicazione autoprodotta, un esperimento. Tra le tante cose che mi piacciono di internet c’è la sua capacità di materializzare le idee e i sogni, e questa è una piccola idea che si realizza. L’uscita dei racconti è prevista per gli inizi del mese di luglio, si tratterà di un libricino sottile, facile da leggere ma anche coinvolgente, come la passione per le cose semplici. Attraverso le storie del Fausto, le sue avventure e i suoi amici di sempre, ti sarà più facile conoscere e riconoscere anche un pezzettino di me, perché siamo nelle parole scritte e in quelle parlate di ogni giorno, nei nostri gesti e nella capacità che abbiamo di muoverci nelle idee di chi ci sta accanto.
Finché morte non ci separi
Ha staccato l’avambraccio della statuetta di gesso e l’ha posato sulla credenza dei bicchieri buoni. “Gradisci qualcosa da bere?” Mi guarda con quei due occhi blu talmente belli che sembrano di vetro, e forse lo sono, poi girandosi verso di me dice: “Si, una birra ghiacciata per piacere”. Questa mi piace. Chi fa distinzione tra piacere e favore mi piace, ma forse è soltanto un caso. Vado a prendergliela in cucina mentre macino nella testa il forte dubbio. Ha risparmiato sul tessuto del vestito e questo mi distrae, penso. Poso un paio di birre sul tavolo, le apro col cavatappi a forma di coccodrillo, prima una e poi l’altra e gliene porgo una. “Grazie”, sfoderando un sorriso che mi fa risalire le formiche sulla schiena. “Dimmi tutto, ti ascolto”. Beve, appoggia la birra sul tavolo e si alza. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso. Apre lentamente la cerniera della borsa che ha posato sulla poltrona, si gira verso di me, mi guarda e poi torna a cercare con gli occhi e le mani nella borsa. Mi porto leggermente in avanti per raccogliere uno dei tappi che ho fatto cadere e sento improvvisamente una specie di sibilo stridente passarmi sopra la testa. “Ma che cosa stai facendo?” Nella mano destra impugna una pistola completamente in acciaio. La guardo. “Ti ho mancato una volta, però oggi non è il tuo giorno fortunato”. Un altro sibilo stridente e sento che una pallottola mi attraversa il cuore. Un effetto strano, come se mi avessero sparato alle spalle. Dicono che quando ti sparano senti dolore dove la pallottola fuoriesce e non dove penetra. E’ vero. Mi lascio cadere all’indietro ma non riesco a toglierle gli occhi di dosso.
Un certo feeling
Io con Teresa vado d’accordo, c’è simpatia. Teresa è la panettiera che gestisce il negozio vicino a casa. “Buongiorno, vorrei un pane di pasta dura”. Qualche parola sui pinguini di cemento che l’amministrazione comunale le ha piazzato davanti al negozio e ci si butta, senza esitare troppo, sulle ultime amministrative. “Hanno vinto tutti”, dice. “Come al solito, Signora. Non c’è da stupirsi, sono solo dei politici”. “Guadagnano troppo per quello che fanno”. Come non si può essere d’accordo? “Io dimezzerei il numero dei politici. Penso che se alle prossime elezioni ci fosse un partito che nel programma proponesse una riduzione dei politici della metà non andrebbe più giù. La gente lo voterebbe ancora e poi ancora”. “Io li dimezzerei fisicamente e poi guadagnano troppo” dico, fomentando la sua tesi e anche il suo sdegno. “Signora, ci vorrebbe un partito delle massaie, loro si che sanno come gestire i soldi per arrivare alla fine mese”. Sorride compiaciuta. Con Teresa c’è un certo feeling ed io mi diverto a farle salire la carogna.










