Sabato sera
Sabato sera al birrificio per ascoltare l’amico che suona, davanti a una rossa da capogiro, come ai vecchi tempi, non ha prezzo. Beh, no. Un prezzo lo ha, cinque euro per la spina media.
Quanto costa la felicità?
Shadowy men on a shadowy planet
Penso di essermi innamorato perso dei “Shadowy men on a shadowy planet”, una band canadese degli anni novanta. Il problema è che hanno pubblicato solo tre album, li ho già ascoltati da cima a fondo per qualche centinaio di volte e continuano a piacermi.
Savvy Show Stoppers (1988)
Dim the Lights, Chill the Ham (1991)
Sport Fishin’: The Lure of the Bait, The Luck of the Hook (1993)
Nel video gli Shadowy men on a shadowy planet che suonano “Memories of gay paree“
Le foglie rumorose dell’albero grasso
Nel video, gli Offlaga Disco Pax che suonano “Robespierre”.
Ghost track
Non so come si possa continuare a vivere oggi senza le ghost track dentro gli album musicali.
La scomparsa delle tracce fantasma ha inevitabilmente segnato la fine di un’era e l’inizio di una stagione conforme di dolore e sofferenza. Ora si dà tutto per scontato, è tutto scritto e definito già in partenza, le regole sono quelle e quelle restano. Quando sul retro della custodia di un CD si trovano scritti i titoli delle tracce in esso contenute, possiamo stare certi che non ce ne sarà una di più né una di meno. Nessuna sorpresa, nessuno stupore.
Viviamo in uno schema di certezze preconfigurato da altri, studiato nei minimi dettagli, conforme anche nelle differenze, che non prevede e ammette alcuna deviazione, sosta o accelerazione.
Ci avete proprio tolto tutto, bastardi!
Rivoglio indietro le ghost track, anche una ogni tanto, quando meno me l’aspetto.
Caterina Valente “Dimmelo in Settembre“
Quell’indispensabile bisogno di bellezza
Anna Calvi “Blackout“, 2011
Mi piace quando fa “mou, mou, mou…” e come storce bene le labbra.
Il coccodrillo
Mario Monicelli
Viareggio 15 maggio 1915 – Roma 29 novembre 2010
“Muoiono solo gli stronzi“
L’inferno
Personalmente credo che le opere incompiute abbiano una grande forza: generano rabbia, dolore e piacere allo stesso tempo. Posseggono il fascino malinconico del come sarebbe finito, del che cosa sarebbe accaduto se, l’intrinseco fascino dell’eterno. Si, credo che nelle opere incompiute si possa incontrare l’eterno.
L’Enfer è un’opera incompiuta del 1964, scritta e diretta da Henri-Georges Clouzot, con la bellissima e dannata Romy Schneider. Musiche di Bruno Alexiu.
Una donna
Le città di fiume sono romantiche e carnali.
Nel video è possibile ascoltare (e vedere) “Back It Up” di Caro Emerald nella versione acustica, 2009.
Urlo negro
Navigando tra le onde oggi mi sono imbattuto in due cose interessanti.
La prima è un link a un programma giapponese che cattura l’audio da ogni video presente su Youtube e lo rende ascoltabile attraverso un piccolo player.
La seconda è “Urlo negro” del gruppo italiano The Blackmen che possiede una carica anticipatrice della musica Punk, emersa nel Regno Unito e negli U.S.A. solo molti anni dopo, attorno alla metà degli anni settanta.
Per capire di cosa sto parlando, propongo l’ascolto di due versioni del brano, quella originale dei The Blackmen del 1967 e una cover dal vivo di Mike Patton del 2010.
The Blackmen “Urlo negro“, 1967
Mike Patton “Urlo negro“, 2010
CocoRosie
Questa sera vado allo Spaziale Festival Emersione 2010 che si svolge presso lo sPAZIO211 di Torino a sentire e vedere Bianca Leilani detta “Coco” e Sierra Rose soprannominata “Rosie”, le CocoRosie, il duo americano che ha spaccato la critica della musica indipendente con il primo album dal titolo “La Maison de Mon Rêve”, uscito nel 2004.
Anticonformiste, sopra le righe e con una delicatezza ricercata nei piccoli segni di trasgressione, le due sorelle americane appaiono così anche nella loro musica. Folk country, pop d’antan, trip hop, post psichedelia, sono tutte classificazioni che le descrivono solo parzialmente. Piacciono o non piacciono, ma almeno una volta vanno ascoltate. Ne scrissi qualche tempo fa in un articolo pubblicato qui su Maninafutura.
Amavano registrare le canzoni in luoghi disturbati, sale di registrazione sporche, camere d’albergo, nel bagno di casa, ovunque, per suonare utilizzano strumenti giocattolo, chitarrine di plastica, pianole da bambini e chincaglierie delle più strampalate. Ora il suono è un po’ più pulito rispetto all’album d’esordio, ma hanno conservato quella magia dei primi tempi che le ha contraddistinte nel cammino discografico.
Uniche due tappe italiane, Roma e Torino.
CocoRosie “Lemonade“, 2010
Discografia: “La Maison De Mon Rêve” (2004), “Noah’s Ark” (2005), “The Adventures of Ghosthorse & Stillborn” (2007), “Grey Oceans” (2010).
Il sito ufficiale www.cocorosieland.com e quello su MySpace www.myspace.com/cocorosie
Aggiornamento del giorno dopo.
Al concerto ho avuto anche il piacere di ascoltare una Signorina di nome Carlot-ta, è stata lei ad aprire la serata musicale di ieri, con una delicatezza e semplicità che non vedevo da tempo. Bella e interessante la sua musica, consiglio di fare un giro d’ascolto sul suo MySpace all’indirizzo www.myspace.com/fromthecarlottahotel.
Buon ascolto.
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