Summer acquatica

Tanto per cominciare, ho capito che mi piace ascoltare anche le canzoni in cui si possono sentire gli animali in sottofondo e i tamburelli africani battuti a ritmo lento, la musica esotica per intenderci. Ogni genere di animale, specie se volatile, spunta a sorpresa dalle note di quelle canzoni e mi fa sobbalzare. Cose tipo il ghigno delle formiche o le amantidi che si sfregano le zampette dopo un succulento banchetto. Con quella musica nelle orecchie non posso fare a meno di immaginare spiagge tropicali con mare celeste da cartolina e spiaggia color bianco ottico. Sul filo curvo dell’orizzonte mi abbagliano tramonti rossi e poi penso al fastidio della sabbia che mi s’infila nella camicia di lino e ancora più giù, fino alla punta delle scarpe nere stringate durante quel maledetto cocktail sulla terrazza del capanno in legno. Io non ci volevo andare nel capanno in legno, mi ci hai portato, ma non ci volevo andare. Ecco, ora te l’ho detto. Arrivo al punto in cui si sente lo xilofono che tintinna  freddo e scappa tutta la poesia dalla porta di servizio. Se ti avvicini ancora ti graffio e si finisce guardando l’acqua che viene e che va dal bagnasciuga al mare, ma non tutta ritorna nel mare. Ancora una volta, ancora una volta.

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