Senza pensare
Ci sono dei tizi all’ospedale che arrivano a trovarti mentre tu sei lì che stai morendo, sei appena uscito dal coma o sei stato colpito da un ictus e non riesci a muovere neanche un dito. Le probabilità che accada che dei tizi all’ospedale arrivino a trovarti sono maggiori quando quei tizi ti sono parenti o amici, ti guardano e ti dicono, mettendosi bene in posa lì davanti così tu puoi sentire: “Fortunatamente i medici hanno detto che capisce ancora tutto, è stato un vero miracolo, è perfettamente cosciente, solo che non si potrà più muovere”. E vorrei ben vedere, non mi posso muovere e probabilmente non mi muoverò mai più, ma tu sei una gran testa di legno. Si proprio tu, tu che stai qui ai piedi del mio letto e ti metti bene in posa, mentre dici ad alta voce certe cose che mi riguardano. Non ti è passato neanche dall’anticamera di quel tuo cervello funzionante, è un eufemismo, che in questo momento preferirei non esserci più con la testa, avere i neuroni sconnessi, black-out totale e non capire niente di tutto ciò che mi sta accadendo intorno? Preferirei mille volte essere sconnesso e muovere perfettamente ogni parte del corpo, anziché starmene orizzontale, immobile, come un albero di Natale a cui hanno segato le radici, costretto ad ascoltare ogni idiozia di chi gli maneggia le palle.
meglio essere morti che inutili a se stessi.
Buon senso, rispetto, dolcezza, gentilezza, silenzio, attenzione, ascolto, premura… mancano a molti. Spesso anche agli stessi infermieri o medici od operatori sanitari. Si perde di vista che il ‘malato’ non è oggetto, ma ancora persona; persona che deve ristabilirsi o lasciare questo mondo in pace.
Lo so, lo capisco. L’ho vissuto.
anch’io lo so, quanto può essere insensibile un’infermiera assuefatta
Amour, potendo scegliere, meglio esserci con la testa e stare bene fisicamente.
Linda e Mafalda, grazie per il contributo. Anche situazioni di gravità relativa diventano montagne insormontabili quando si deve avere a che fare con incompetenti e persone di scarsa sensibilità.
mio marito era in coma…stava morendo e io potevo entrare solo un ora al giorno..sono venuti i suoi fratelli dalla Sardegna..era tanto che non lo vedevano…sono entrati loro e gli hanno parlato…lo spronavano ma tutti sapevamo che era alla fine, il giorno dopo ho fatto arrivare i miei figli da Roma…per salutarlo.. alla voce dei fratelli e dei suoi figli scendevano lacrime dai suoi occhi..e lui era in coma.Nessun medico può dirci dove finisce l’incoscienza e inizia la “coscienza di sè”…nessun infermiere ha negato che erano lacrime…
Mgg, una descrizione davvero toccante di una situazione così intima e difficile. Siamo degli esseri molto complessi, articolati, alcune cose restano inspiegabili alla scienza, ma nel nostro cuore abbiamo le risposte.
Ci sono due/tre persone che preferirei di gran lunga non non vedere e non non sentire se mai dovessi entrare in coma.