L’urlo strozzato

Quando mi muovo a piedi mi capita spesso di imbattermi in persone che parlano al cellulare e che raramente sostengono conversazioni discrete e silenziose. Si guardano intorno, bramano in cerca di qualcuno che li osservi e intanto parlano forte, così forte che il telefono diventa superfluo.

Quello che agitano in bocca non è un microfono da palcoscenico, non sono davanti a un pubblico che li ascolta, è un semplice telefono. Sembra che provino un forte piacere in quell’autoesaltazione di sé e di ciò che stanno dicendo, usano toni da dichiarazione d’indipendenza per argomentare insignificanti cronache di vita personale.

Non è rimasto nulla a questi disgraziati, se non il bisogno represso di sentirsi e di farsi sentire. Urlano per non morire e in quei toni così alti è racchiusa tutta la loro necessità di comunicare, di far ascoltare le tante voci spente da una cultura mediatica di miseria intellettuale.

15 risposte a L’urlo strozzato

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