Parquet?

“Saranno tre giorni che non vedo più Tony, mi aveva detto che sarebbe passato da me questa settimana e che avrebbe iniziato il lavoro del pavimento, ma non si è più fatto sentire. Era anche venuto a consegnarmi il preventivo, lei sa che fine ha fatto?”

Questa mattina è iniziata così, col dito della Signora che abita al piano sotto puntato sul mio naso. “Buongiorno Signora”. Ora Come le spiego che Tony mi ha sbagliato l’ultima fila della spina di pesce?

Tutto è cominciato un mese fa quando le chiesi se conosceva un parquettista che lavorava bene, lei me mi ha dato il numero di Tony e l’ho chiamato. Ci siamo messi d’accordo sul materiale da usare, era anche simpatico. Mi ha portato dei campioni di parquet, gli ho spiegato come volevo che li posasse, ci siamo messi d’accordo sui giorni, sui tempi di realizzazione e alla fine si è presentato a casa.

I lavori sono cominciati sette giorni fa. Doveva togliere il vecchio pavimento in piastrelle quadrate anni novanta, portare via le macerie, fare un battuto che fosse piano e postare il pavimento nuovo. Un lavoro di tre giorni, come massimo.

L’altra sera entro a casa, saluto Tony e lo trovo chino sul pavimento intento a posare l’ultima fila di legno. “Perché non ti accendi la luce che lavori meglio?”, gli dico. Poi guardo meglio il pavimento, faccio una panoramica visiva sul lavoro e sento il suo “Graz…”. Non fa a tempo a terminare di ringraziarmi per la luce che si ritrova appeso per i piedi e con la testa in giù.

“Guarda che hai fatto”, gli dico. “Hai sbagliato la spina di pesce. Questa non è una spina di pesce, questa è una vertebra di mollusco”. Stava osservando il lavoro da vicino, quando gli ho inferto il colpo di grazia col vaso in terracotta dell’Agave.

Sul lavoro non transigo. Se mi dici che sai fare una cosa e che hai capito tutto io ti lascio fare, ma se sbagli la spina di pesce a quel modo, non c’è rimedio e non c’è perdono.

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