L’incrocio

La macchina davanti a me se ne stava lì, immobile, ferma all’incrocio. Il semaforo era rosso. Ho solo fatto a tempo a notare un giornale piegato sul lunotto posteriore e il colore verde scuro della carrozzeria. Il sole era tiepido e nell’aria c’era il profumo dolce dei fiori di Prunus. Probabilmente a bordo c’era una famiglia. Padre, madre, una bambina, forse due. Oppure erano anziani, lui guidava col cappello sulla testa e gli occhiali spessi. Forse una giovane madre sulla strada di casa o un manager sotto adrenalina, col telefono cellulare in viva voce, impegnato a parlare di lavoro con un cliente importante.
Ho atteso che l’autotreno fosse più vicino prima di ingranare la marcia e dargli quel leggero colpo di paraurti. L’ho fatta avanzare solo un poco, saranno stati due metri, ma anche meno. Un colpo duro e sordo e la macchina davanti a me non c’era più. Solo qualche secondo ed è scattato il verde. Sono ripartito, ho attraversato l’incrocio e me ne sono andato, rispettando i limiti.

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