Martedì grasso, sedici febbraio
Questa mattina il Signor Grondone è passato a prendermi con la sua macchina verde a tre porte e siamo scesi al paese sotto. C’era ancora il ghiaccio sulla strada e la neve lungo i bordi, ma quello non andava giù mica tanto per il sottile, è uno che taglia le curve e ad ogni tornante ti fa provare l’ebrezza dell’ultimo istante di vita. Io non ci volevo andare, ma il Fausto ha insistito. Si è messo in testa che quest’anno per martedì grasso ci dobbiamo vestire assolutamente in costume, non lo abbiamo mai fatto prima. Così, tira di qua e molla di la, alla fine a fare i lavori sporchi ci finisco sempre io: mi sono alzato all’alba quando invece potevo dormire.
Arrivati al paese sotto, quelli del mercato stavano ancora montando i banchi e sistemando i teloni. Saluta uno e saluta un altro, siamo finiti al caffè. Il Signor Grondone non è uno che dà il buon esempio al bar. Con la scusa che conosce tutti, finisce sempre per offrire e farsi offrire, scivolando inevitabilmente in un giro d’alcool e aperitivi da salto del fegato.
Mi sono limitato a bere un caffè, ha insistito che lo correggessi con la grappa, ma mi sono rifiutato. Porco mondo, sono solo le sette e mezza del mattino! Il sole va tirato su a calci a quest’ora e al massimo riesco a buttar giù nello stomaco una spremuta d’arancio o del caffè. Certo, con il mio no gli ho cambiato l’umore. Sta cosa che non ho corretto il caffè quando me lo ha chiesto, lo ha fatto risvegliare col piede sbagliato. Fa niente, se una cosa mi sta in gola non la faccio, anche a costo di andare fuori moda. Che poi io sono sempre fuori moda: non è che la seguo, la anticipo.
Verso le otto c’era più luce, ma il nostro fiato si raggelava ancora a pochi centimetri dalle bocche. “Fai il tuo giro, ci vediamo più tardi” e me ne sono andato. Metto una mano in tasca, cerco bene e tiro fuori il foglietto con l’appunto che mi ha lasciato il Fausto. Due scarabocchi a spirale, una macchia d’inchiostro, un indirizzo e un nome. È poco distante, i costumi sono pronti già da ieri sera. Suono, ritiro il pacco e me ne torno in piazza, dove trovo il Signor Grondone ad attendermi.
Ha comperato le esche, ne stringe un sacchetto tra le mani, è un patito della pesca. “Passo a ritirare la focaccia” dice, “e poi si riparte”. Mentre percorriamo la strada del ritorno a trenta all’ora, ogni tanto si ferma, apre la portiera della macchina prende del pane secco da una busta e lo sparge. Lo fa perché in inverno con la neve e col gelo gli animali del bosco trovano il cibo molto più difficilmente. Il Signor Grondone ha un cuore, solo che lo nasconde molto bene.
Avrei voglia di scartare il pacco con i costumi e vedere quale diavoleria si è inventato il Fausto questa volta, ma gli ho promesso che lo avrei aspettato per scartarlo e così mi tengo la curiosità. Verso le quindici sento uno che chiama forte dalla strada, è il Fausto. “Dai sali che se ti muovi riesci a prendere il caffè”, gli dico dalla finestra. Lui oltrepassa la soglia, non faccio a tempo a dirgli come va che subito mi chiede: “Hai ritirato il pacco?” “Certo che l’ho ritirato! Eccolo lì” e indico sulla madia quel grosso pacco, confezionato con carta da pacco e con qualche pezzetto di nastro adesivo marrone che si adopera per i pacchi. A guardarlo non ci sono dubbi: è un pacco.
Non ho fatto a tempo a retrarre il dito che, con quelle due mani grosse che si ritrova, in pochi secondi aveva già scartato tutto. “Ma no, questo no. Io non me la metto una cosa del genere”. Ha tirato fuori dalla carta due vestiti da coniglio integrali, con tanto di orecchie rosa e coda a batuffolo sul dietro. “Ma te sei pazzo. No, no, io non me la metto quella roba lì”. Alle diciassette in punto eravamo giù in piazza a festeggiare e il costume non ce lo siamo tolto per tutta la sera.
Siamo andati tutto il tempo in giro vestiti da conigli, stringendo ognuno un fucile sotto braccio, questa è stata l’unica licenza che mi ha concesso.“Sai Fausto, pensavo, visto che dobbiamo fare una pagliacciata di tale portata, almeno facciamola che abbia un senso. Prendiamo un paio di fucili e portiamoli con noi, da tenere a braccetto. Il messaggio che voglio mandare è questo: se i conigli e gli animali andassero in giro armati nel bosco si combatterebbe ad armi pari e probabilmente i cacciatori non si avventurerebbero tanto allegramente tra le fronde per ucciderli”.
Meglio del coniglio mannaro dei Monty Phyton…
Go bunny, go!!!!
Ma eravate più Donnie Darko o più Bianconiglio?
mannaggia a saperlo prima…che andavi in giro vestito da coniglio…
Bianconiglio, decisamente. Perchè fa più “stronzo che non te lo aspetti”.
m* mi turbi.
Non scherziamo.
:)
vedendovi non si poteva non associarvi in qualche modo al crimine! :-P