Le canzoni di Natale

Le feste, la compagnia, il vino, i ravioli in brodo, pinzare l’uva passita tra le dita per levarla dal panettone e infilarsela in bocca. Com’era dolce, com’era buona. Tutto perfetto, ma la musica? Quella lagnosa tiritera a tema natalizio che ogni anno rispunta da un qualche fondo di cassetto, dimenticata per un anno, torna a gracchiare in quel disgraziato stereo dopo un’accurata spolverata.

Detesto la musica a tema. La musica per le feste, anche quelle di compleanno, la musica da discoteca, la musica da chiesa, la musica da film, la musica da spiaggia e sopratutto la musica da Natale. Adeste fidelis, Tu scendi dalle stelle, O Tannenbaum! Tutta merda. I cori di Natale, l’orchestrina addomesticata, la solista quattordicenne che strilla, il pianista che suda tutto il suo sugo nella tastiera, il presentatore marchettaro, l’escortvalletta che sculetta e tutto con la magnifica benedizione del Direttore. 

Anche il gatto non li sopporta, perché il gatto ha capito. Ha ben chiaro nella sua piccola testa di gatto che la musica non appartiene a un luogo, a un evento pubblico, a una stagione o a qualcosa che si ripete ogni anno uguale, senza variazioni. La musica non è noiosa, sono le persone e i contesti in cui è proposta che la rendono inevitabilmente tale. Le canzoni di Natale inneggiano a se stesse, i cantanti ben vestiti appaiono stucchevolmente commossi e gli ascoltatori applaudono perché gli è stato insegnato che va fatto così e perché anche i vicini applaudono. Il teatrino si ripresenta inevitabilmente ogni anno nello stesso ordine.

D’accordo col gatto, quest’anno abbiamo infilato i dischi di Natale nel camino: il vinile ha ancora un certo fascino e calore.

27 Commenti a “Le canzoni di Natale”

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George Orwell, 1984

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un post di Scritti Apocrifi

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