Tinto di rosso

Quando ripenso a quel piatto di ceramica bianca, a quel pomodoro rosso e ammiccante che non si lasciava tagliare, mi vengono ancora i brividi. Impugno il coltello con quella sua lama così luccicante che ci si specchia e lo dirigo verso la metà della sua pancia rotonda. Ci guardiamo per un istante, poi cerca di scansare la lama rotolando via. Lo prendo di mira e lo pinzo con due dita. “Stai fermo o ti riduco in poltiglia”. Niente da fare, quello scivola come un’anguilla. Dove lo avrà imparato io non lo so. Si nasconde tra le bottiglie, lo cerco e lo riporto sulla ceramica. “Ho detto fermo, non te lo far ripetere una seconda volta”. La mia minaccia non servirà a molto. Una distrazione e mi sfila il coltello dalla mano, in un attimo i ruoli sono rovesciati. Indietreggio con la sedia: “Ne possiamo parlare se vuoi”. Quando mi sento minacciato cerco il dialogo, è un’abitudine sana. Su quella lama lucida impugnata con approssimazione si riflettono i miei occhi sgranati e i contorni arancioni della cucina. “Pomodoro di merda” e mi ritrovo la punta della lama ondeggiare vicina alla gola. Sferro un colpo istintivo contro l’impugnatura della lama e quel delinquente si scansa, il tempo di indietreggiare e me lo ritrovo addosso. Lottiamo sul pavimento per qualche istante interminabile e poi coi piedi rovescio una sedia. Quello si gira a guardare, si distrae e mi defilo verso la credenza. Mi è bastato aprire l’antina e afferrare l’arma segreta, fargli sentire due giri di manovella dello spremipomodoro e ha deposto l’arma. Finalmente la resa. E’ dura la vita di chi mangia verdura come me.

10 Commenti a “Tinto di rosso”

  • ora al solo pensiero della pasta al sugo mi sentirò in colpa….. :(

  • m:

    E fai bene :-)

  • post per vegetariani, così finalmente moriranno di fame e ci lasceranno mangiare la bistecca al sangue, l’osso buco, cervelletti fritti e cotolette d’agnello fritte in santa pace!

  • anonimo:

    i miei pomodori invece si fanno tagliare che è una bellezza perchè non vedono l’ora di essere assaporati.
    sono dolci e multiforma.
    me li regala un vicino che li coltiva per passione.

    tu forse li compri in qualche supermarket di prodotti geneticamente modificati, tipo monsanto, che se li lasci sul tavolo di cucina ti durano un anno intero senza subire modificazioni…

    comunque ‘pomodoro di merda’ è una brutta espressione!

  • m:

    I pomodori sono generalmente buoni e affabili, sebbene siano della famiglia delle solanacee e per questo andrebbero assunti con misura, ma quello che ho incontrato io era un bastardo, posso garantire.

  • Mari:

    Con i pomodori odio e amore…

  • impedimenta:

    oooooooh ma quanto mi eri mancato…!!!
    voglio darti un bacio di puro amore sui lobi cerebrali (bleah)

  • m:

    Hai cambiato numero e indirizzo, non si fa così… resuscita dunque!
    (Bentornat)

  • lavo il pomodoro sotto l’acqua corrente ghiacciata…
    lo semiasciugo ci faccio adagiare un pizzico di sale e scivolare un po’ d’olio…
    Il passo successivo è un gran morso in mezzo alla pancia e sangue che scivola dalla mia bocca e tra le mie dita….

    ….

    adoro i pomodori…

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“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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