Monotone irrequietudini

Ero concentrato a scegliere i gusti da mettere sul cono al biscotto quando mi sono girato verso di loro e li ho visti. Sembravano normali, calmi e pazienti. Qualcuno sorrideva, una madre teneva in braccio il bambino, ordinati e in fila, ognuno in attesa del proprio turno.

La sera fa caldo in città e la gelateria diventa un punto di passaggio obbligato per chi è in cerca di refrigerio e di piacere per il palato e anche un po’ per lo spirito, diciamoci la verità.

Crema alla vaniglia e pesca, i miei gusti preferiti di oggi.

Prima stende e compone la crema e poi aggiunge la frutta. Si fa così, prima si mette il gelato che ha una consistenza più densa e poi quello con percentuale d’acqua maggiore, in genere ogni gusto alla frutta. Poi, dopo aver riposto la paletta d’acciaio solleva la testa, mi porge il cono e mi guarda. Non faccio a tempo a dirgli grazie che noto improvvisamente il suo pallore e una strana fuoriuscita di sangue da un angolo della sua bocca.

I suoi occhi sono assenti, persi nel vuoto, ma continua a fare le stesse cose che faceva qualche istante prima, come se nulla fosse accaduto, incastrato in un corpo di cui ha perduto il controllo.

Mi giro verso le altre persone nel negozio all’istante, con il cono preciso stretto tra le mani, e noto lo stesso pallore e la stessa fuoriuscita rossa dalla bocca. Assenti, abituati al mondo, a se stessi e vuoti. Non una piega, non un segno, perfetti come un’abitudine, in quel susseguirsi di gesti già visti e ripetitivi a cui erano fortemente abituati. La madre, noncurante, spingeva il succhiotto nella bocca del bambino e chi rideva continuava a ridere, chi aspettava il proprio turno continuava ad aspettare il proprio turno, come se quella fosse la normalità, noncuranti di nulla, abituati.

8 risposte a Monotone irrequietudini

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