Due dita in bocca
Ci siamo strappati le parole di bocca e le abbiamo tirate fuori con le mani, una dopo l’altra. Facevano male, ma la curiosità di leggere quella successiva superava ogni dolore. Ad un certo punto, siamo rimasti senza parole. Le abbiamo raccolte tutte, posate per terra e ricomposte. Avevano nuovi significati e nuovi suoni. L’acqua si poteva bere, i frutti della terra mangiare, non c’erano guerre ed eravamo felici.
Nel player è possibile ascoltare “Master and servant” dei Depeche Mode nella versione cantata dai Nouvelle Vague
Ma tu preferisci le parole posate a terra o attaccate al soffitto?
:-)
Per poterle comporre, il passaggio dal soffitto a terra è inevitabile. Più in generale, mi piace vederle volteggiare in aria, ma leggerle in terra. Ci sono volte poi che mi assalgono alle spalle, ma questa è un’altra faccenda.
il punto è che le parole devono restare attaccate al mondo e, a volte, perché continuino a dire è necessario anche staccarle e poi, come avete fatto voi, provare a ripensare il tutto. ti abbraccio.
…E quelle che ti abbracciano? Sono tra le migliori!
;-)
No words.