Spiegami la percezione delle cose, dai

Ci sono persone molto pragmatiche che non percepiscono ciò che sta dietro alle cose, è come se avessero una sola chiave di lettura, un unico angolo in cui vivere e un solo punto di vista da cui osservare. Il punto di vista di una persona si forma sostanzialmente su due basi: l’esperienza e la teoria. Della seconda non me ne voglio occupare adesso perché richiederebbe un’analisi molto articolata e complessa, tra poco devo uscire per l’aperitivo e non ho tempo per le analisi articolate. L’esperienza invece è un qualcosa di molto soggettivo e meno tangibile, ma relativamente semplice come processo, sono necessari i cinque sensi e un po’ di memoria. La domanda che mi spunta come un germoglio a primavera è la seguente allora: chi non vede ciò che sta dietro, non fate i maliziosi, ha i polpastrelli poco sensibili o le papille gustative poco rilevanti?

5 Commenti a “Spiegami la percezione delle cose, dai”

  • MF:


    Nel player è possibile ascoltare “New Romantic” di Laura Marling

  • Vale:

    o forse semplicemente vede un ‘dietro’ diverso dal tuo? :)

  • MF:

    Si, ma la mia preoccupazione non è legata al fatto che ognuno di noi vede qualcosa di diverso dagli altri, qui si potrebbe aprire la parentesi realtà soggettiva e realtà assoluta che però evito accuratamente al fine di evitarti l’allungarsi dei capelli, la mia preoccupazione sta nel fatto che ci sia qualcuno che non vede nulla, completamente nulla. Una specie di miopia percettiva, non so come definirla. Forse si tratta di una carenza mentale, una scarsa o assente ricettività agli stimoli provenienti dall’esterno. Hai gli occhi foderati di salame, direbbe mia nonna.

  • manu:

    un bacetto, tra parentesi, con i sensi tutti fuori posto.

  • MF:

    Grazie, succede.

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“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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