The reader. A voce alta
Era da diverso tempo che non mi accadeva di vedere al cinema un film così toccante. Emotivamente coinvolgente e doloroso, il film “The reader”, tradotto in italiano con il titolo “A voce alta” 1, da un romanzo vagamente ispirato a fatti di cronaca, di Bernard Schlink, trasporta lo spettatore fino al cuore della narrazione, facendolo vivere con forte intensità e un certo pragmatismo in una posizione privilegiata. Dalla poltrona, infatti, si osserva e si vive la memoria sentimentale di una coppia di amanti, dagli anni quaranta agli anni recenti. Una vita per nulla semplice e scontata, densa di eventi traumatici e dolorosi, ma anche di passioni e di tempi felici. Non c’è spazio per la routine e la mediocrità in questa vita, ma solo per i sentimenti estremi del dolore e dell’amore, nelle forme massime. E’ un film di vita e di morte, in cui le parole e le immagini rendono lo spettatore partecipe e protagonista, dentro alla storia. Si esce dal cinema con un nodo allo stomaco, gli spettatori sono avvertiti.
- Come spesso capita nella traduzione italiana, nel titolo del film non c’è corrispondenza con l’inglese. Ogni volta che leggo una traduzione di un film o di un’opera mi domando sempre il perché della mancata corrispondenza. E’ voluto? Si tratta di un estro del traduttore? Ha uno spiccato desiderio di distinguersi? E’ semplicemente un cretino? La più probabile delle tre ipotesi è certamente quest’ultima. Un’altra domanda che mi pongo è se chi traduce un titolo conosce sufficientemente l’italiano, ma a questa non so rispondere. ↩

Le traduzioni in italiano dei titoli dei film sono orribili, spesso non c’entrano niente con la trama. Ho cercato tantissimo un film che originalmente s’intitola “My blueberry nights”; non lo trovavo perchè in italiano è diventato “Un bacio romantico”; e “Vicky Cristina Barcelona” è “Mezzanotte a Barcellona”…ce ne sono tantissimi di esempi. Io invece mi chiedo: li vedono i film prima di rovinarli con la traduzione?!?
leggendo quanto scrivi mi vien da pensare che è un film che fa per me
ti prendo in parola
anche perchè il finale mi si addice :)
Biondapiccola, credo tu abbia ragione. Ci sono giornalisti che scrivono recensioni, non soltanto di cinema, di cose che non conoscono. Per fortuna oggi ci posssiamo aiutare anche con siti internet di cinema tipo questo.
Irish Coffee, nel film si parla anche di guerra e di campi di concentramento, il periodo storico in cui si è svolta la storia d’amore era immediatamente precedente la seconda guerra mondiale, ma tutto è passato in secondo piano rispetto alla passione e all’intensità della relazione tra i due protagonisti. Come se la guerra, gli orrori, i processi e le condanne fossero state un semplice filo conduttore, curiosa sensazione.
In una delle ultime scene del film Michael rivolge una domanda ad Hanna:”Mi chiedevo cosa avessi imparato”. Intende dire, imparato da tutto ciò che è accaduto e lei, Hanna, gli risponde con una frase che è la chiave di lettura dell’intera storia: “Che cosa ho imparato, ragazzo? Ho imparato a leggere”.
Lo conosco Mymovies, mi è stato di grande aiuto. ;)
Comunque mi hai fatto venire voglia di andare a vedere The Reader.
E’ certamente un film da vedere.
Fammi sapere se ti è piaciuto, ma anche se non ti è piaciuto :-)
e se questo accade con i titoli, pensiamo un po’ con i doppiaggi! Concordo pienamente The reader e’ meravigliosamente intenso…ciao
Meglio non pensarci.
Prendo nota, ma credo che lo guarderò in tempi migliori :)
quasi quasi lo cerco qui a bristol, col titolo originale.
Bristol mi ricorda il nome di un tipo di carta da disegno, so che è una città e so dove si trova, solo che mi ricorda la carta.
Fai bene, cercalo e guardalo.
Dovevo andarlo a vedere qualche giorno fa, me ne hanno parlato tutti benissimo. Non voglio perdermelo.
PS Qui non hanno tradotto il titolo (e naturalmente non è doppiato)