Ma quanto mi manchi?

Mentre impastavo la farina per i tajarin 1, pensavo alla natura del dolore in uno stato di perdita e al fatto che non è la semplice esternazione di un dispiacere nei confronti di qualcuno o di qualcosa, ma una condizione personale interiore e, nella sostanza, un atto di egoismo. Il dolore e il dispiacere sopraggiungono e ci travolgono perché ad un certo punto ci convinciamo di non poter più vivere una determinata situazione. E’ una bazzecola se sopra alla casa in cui vivevamo quando eravamo bambini, la casa che custodiva tutti i nostri ricordi, ora hanno costruito un palazzo per uffici di otto piani, la cosa che ci ferisce è il fatto che non potremo più essere bambini. Non ci sfiora neanche di striscio se un nostro amico viene travolto da un autocarro mentre gira in motoretta, ma ci trafigge il petto il fatto che non potremo più andare insieme a mangiare il gelato al pistacchio o a fare commenti primaverili sulle gambe delle Signorine che passeggiano. Convinciti, questa è la molla che fa scattare il dolore per una perdita: è l’egoismo, soltanto questo.

  1. Una specie di tagliatella, ma più stretta. Se vuoi la ricetta, scrivimi.

8 risposte a Ma quanto mi manchi?

  • MF scrive:


    Nel palyer è possibile ascoltare “The model” dei Kraftwerk

  • Bisbiglio scrive:

    la famosa…saudade…

  • Bianca scrive:

    già, la saudade. Mi assale spesso.

  • MF scrive:

    Anche io ne sono affetto.

  • aurea scrive:

    egoismo o…spirito di autoconservazione delle amicizie (che si fondano sulle anche sulle esperienze comuni).

    (la madeleine é stata l’aver visto le prime gambe delle signorine esposte all’aria con il primo sole? sei sempre il solito signor napolino! )

  • MF scrive:

    Mi piace la madeleine. Comunque no, la molla di questo pensiero cupo è scattata mentre osservavo l’uovo che si mescolava con la farina.
    E’ incredibile il potere che può avere un uovo.

  • Vale scrive:

    si forse è l’egoismo, hai ragione.
    Ma questo non consola…

  • arte scrive:

    In parte è vero quello che scrivi.
    È naturale riferire tutto a se stessi, ma questa (almeno per me) è solo la prima “botta” istintiva di dolore. Poi, se ho amato una persona, il dolore si concentra sulla persona perduta e non su di me, si affina come un Barolo, fa il suo bel deposito, e dopo qualche anno lo decanto.

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