Capo di anno

Stavo rovistando nella rubrica per vedere chi tenere e chi spingere giù dalla torre, quando mi sono tornati in mente un paio di capi di anno da dimenticare trascorsi a Milano. Ho qualche amico nella città della “bela Madunina” che ogni tanto mi invita alle feste. Il più delle volte dico no, ma ogni tanto non mi trattengo e accetto. Fatali sono state soprattutto le feste per la fine di anno, fatali nel senso che ho rischiato di trascorrere il capo di anno in Questura o che comunque non sono andate del tutto secondo le attese.

Una delle più eccitanti si è svolta al sesto piano di un palazzo in cui abitava un’amica di un’amica. Imbucati, si dice così no? Tranquilli, si ballava e si beveva, fino a quando qualcuno non ha avuto la brillante idea, brillante si fa per dire, di lanciare dalla finestra al marciapiede una lattina (piena) di aranciata. Naturalmente quell’unico passante che ha assistito alla scena ha prontamente chiamato la polizia che nel giro di una decina di minuti stava già facendo irruzione nell’appartamento, chiedendo i documenti e disponendo qua e là delle interviste, per venire a capo del colpevole in un clima di pressoché totale confusione e rumore. Siamo usciti a mangiare una pizza.

Un’altra volta il capodanno lo abbiamo trascorso in tangenziale, dopo essere stati cacciati in strada a metà della festa dalla padrona di casa. E’ molto alternativo stappare la bottiglia nella piazzola di soccorso di un raccordo stradale. Polemiche a parte, è andata così. Tutti ben vestiti e pettinati siamo arrivati puntuali e impeccabili all’appuntamento. Lei simpatica, carina e gentile. Purtroppo, dopo qualche bicchiere in più del dovuto, uno degli amici si è maldestramente appoggiato ad un mobile che sorreggeva un vaso, a dire della proprietaria preziosissimo, a nostro dire orribile, facendolo cadere e rompendolo in tanti piccoli pezzetti sul pavimento. Cocci dappertutto. Mi ricordo distintamente quel dito indice della sua mano destra rivolto alla porta, accompagnato da un urlo e dalla fatidica frase: “Fuori di qui, andatevene, non vi voglio più vedere”. E in un battibaleno ci siamo ritrovati in strada, detesto i capi di anno a Milano.

2 Commenti a “Capo di anno”

  • Per i motivi di cui sopra è da qualche anno che evito di festeggiare.
    Ne capitano sempre di ogni, preferisco stare in famiglia.

    Il tuo post mi ha fatto venire in mente le mie disavventure in merito. Un anno, dopo un periodo decisamente brutto, io e il mio fidanzato prenotiamo per il 31 ad un famoso ristorante vegetariano a Milano.
    Era l’unica cena che ci concedevamo dopo settimane di brutte notizie.
    Bè, siamo tornati a casa con la coda tra le gambe..la prenotazione non risultava.

  • MF:

    Posso sorridere? Ochei, scusi.

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“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
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