Il marketing virale di Rai Uno

Ieri ho ricevuto un paio di e-mail a distanza di mezz’ora una dall’altra, da due utenti Flickr che mi chiedevano di andare a vedere le loro pagine e di essere aggiunti come amici ai miei contatti. Mai visti, non li conoscevo e la cosa mi ha lasciato perplesso e con qualche dubbio. Non seguo molto quello che accade in televisione, d’altro canto non avendola sarebbe anche difficile, però ho fatto qualche indagine veloce e ho scoperto che i due “amici” in realtà sono i protagonisti di un nuovo serial televisivo che uscirà prossimamente su Rai Uno, televisione di Stato.

Questo genere di pubblicità è ingannevole e pericolosa, per molti aspetti simile a quella di quelle aziende che ti regalano il viaggio per il fine settimana a Parigi, poi ti chiudono dentro a un autobus e fino a quando non gli hai firmato un foglio in cui ti impegni a comperare in comode rate la batteria di pentole in acciaio inox non ti fanno scendere dal mezzo. Ti attraggono con l’inganno, promettendoti delle cose interessanti e poi ti fottono.

Anche in questo caso, chi ha seguito la campagna di promozione del serial televisivo per conto Rai si è comportato come quei venditori di pentole da strapazzo, infrangendo qua e là un po’ di leggi. Se questi sono i professionisti ai quali la televisione di Stato si appoggia e si mette in mano, direi che gli italiani possono stare allegri, i soldi che versano per il canone sono spesi bene: informazione veritiera, programmi di qualità e ora anche una promozione corretta e leale. Gli ingredienti per un investimento a lungo termine ci sono tutti, complimenti per le trasmissioni.

Inutile dire che anche se avessi posseduto una televisione, dopo aver ricevuto queste due e-mails il serial non lo avrei certamente guardato. Saluto cordialmente i due “amici” Grazia Micheli e Claudio Anastasi, invitandoli a guardarsi le spalle da chi sta manovrando e speculando sulla loro immagine.

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