La Douja d’Or non è per tutti

Voglio spendere due parole a proposito della Camera di Commercio di Asti e della sua “Azienda Speciale”, così si chiama, che ogni anno organizza la Douja d’Or 1, una grande festa che vede impegnata la città di Asti in una serie di eventi enogastronomici e culturali durante il mese di settembre.

Da qualche anno ho preso l’abitudine, insieme ad un eterogeneo gruppo di amici, di partecipare al “Festival delle sagre astigiane”. Immagina un’immensa piazza, piena di banchetti invitanti e colorati, con tutte le specialità dei comuni astigiani, dai vini agli antipasti, dalle pietanze ai dolci. Per avere un’idea delle dimensioni dell’evento, basta pensare che l’anno scorso sono state servite una cosa come seicentomila porzioni.

Comunque sia, il punto non è ancora questo.

Il problema è sorto quest’anno quando, leggendo il programma della Douja d’Or 2008, mi è salita l’acquolina in bocca e il desiderio di partecipare non soltanto alla festa in piazza, come da qualche anno ho preso abitudine, ma anche ad una delle serate più ricercate: appuntamenti di degustazione nei palazzi del centro storico, in presenza di grandi chef della cucina piemontese e internazionale, il tutto contornato da un’ottima selezione di vini.

Oggi telefono per prenotare e dopo una serie di tentativi, mi sembrava di chiamare la compagnia telefonica quando ti fa fare il giro dei centralini e ti mette in attesa per ore, finalmente risponde qualcuno. Gli dico che ho piacere di prenotare per la cena del 20 settembre e l’addetto mi ferma subito, mi risponde dicendo che non è possibile prenotare per telefono, ma ci si deve recare fisicamente presso l’ufficio. Gli spiego che dovrei fare 70 chilometri per arrivare lì e che trovo folle dover compiere un viaggio di 140 chilometri per prenotare una cena. Mi risponde che non dipende da lui, come sempre in Italia la colpa è di qualcun altro, e che anche lui trova assurdo come funziona il sistema di prenotazione, ma che non ci più fare nulla.

Assurdo lo dice lui perché è gentile. Io ritengo che nell’era dei telefoni, di internet, delle e-mails e delle carte di credito, i sistemi per prenotare se si vuole ci sono, questa sia stata una vera e propria discriminazione. Impedire alle persone l’accesso alle feste più interessanti, solo perché arrivano da un’altra città, lontana, mi sembra un atteggiamento razzista. Mi auguro per l’”Azienda Speciale” che si sia trattato solo di un caso “speciale” di organizzazione non troppo ragionata.

  1. Concorso Nazionale Vini a DOC e DOCG <–

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