Il ragazzo che salutava il treno
Ci sono due cose che mi colpiscono in questo periodo, i salti nel tempo e la buona educazione. Ho assistito al primo, mentre me ne stavo seduto sul treno ascoltando musica. Per un caso fortunato ho distolto lo sguardo dalle pagine del libro che tenevo appoggiato sulle ginocchia e ho guardato fuori dal finestrino. Distese di grano appena tagliato, gruppi di alberi in compagnia di piccoli frutteti e una strada sterrata a dividere un sogno bucolico d’altri tempi. Lungo la strada una bicicletta di quelle con i freni a bacchetta, probabilmente del nonno, e un ragazzo che salutava il treno. Era uscito di casa da poco per godersi la brezza di una pedalata e probabilmente diretto verso la piccola piazza del paese per un appuntamento con gli amici, una bibita fresca o un gelato di quelli con la frutta e il latte veri. Si è fermato e salutava il treno stringendo tra le sue mani una maglietta, come si faceva una volta. Era felice, ci siamo incontrati in un altro tempo senza riconoscerci.
pure io saluto sempre il treno. ho il passaggio a livello del cuore. e faccio ciao con la mano.
Anche a me piace osservare fuori dai finestrini…e immaginare il bello…questo post è bellissimo.
voglio andare a vivere là!
questa è una delle storie estreme
per chi crede ancora nei sogni…
che post meraviglioso
mi hai fatto emozionare
:*
è partito il cinemascope dopo la prima riga. ho visto il vetro un po’ sporco e prati ingialliti dal caldo e dal sole.
una bicicletta antica e un sorriso che salutava.
(magari non era così, ma tu non dirmelo :)
Adoro quando scrivi cose così.