Il ragazzo che salutava il treno

Ci sono due cose che mi colpiscono in questo periodo, i salti nel tempo e la buona educazione. Ho assistito al primo, mentre me ne stavo seduto sul treno ascoltando musica. Per un caso fortunato ho distolto lo sguardo dalle pagine del libro che tenevo appoggiato sulle ginocchia e ho guardato fuori dal finestrino. Distese di grano appena tagliato, gruppi di alberi in compagnia di piccoli frutteti e una strada sterrata a dividere un sogno bucolico d’altri tempi. Lungo la strada una bicicletta di quelle con i freni a bacchetta, probabilmente del nonno, e un ragazzo che salutava il treno. Era uscito di casa da poco per godersi la brezza di una pedalata e probabilmente diretto verso la piccola piazza del paese per un appuntamento con gli amici, una bibita fresca o un gelato di quelli con la frutta e il latte veri. Si è fermato e salutava il treno stringendo tra le sue mani una maglietta, come si faceva una volta. Era felice, ci siamo incontrati in un altro tempo senza riconoscerci.

9 Commenti a “Il ragazzo che salutava il treno”

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La Neolingua

“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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