Mercanti per un giorno

Mercanti per un giorno

Ieri in città c’è stato il mercatino delle cose usate. Io neanche ci volevo andare, ma alla fine, lo ammetto, mi sono divertito. Oltre ad essere un luogo di scambio in cui ci si atteggia a mercanti per un giorno è anche un’occasione per incontrare personaggi unici nel loro genere, personaggi che non non si vedranno mai in un film o spiegati sulle pagine di un libro.

Una signora si avvicina al banco e chiede: “Scusi, quando costa questa borsa?”. Il mercante si gira verso di lei e risponde: “In negozio l’ho pagata venticinque euro, le faccio due euro”. L’acquirente studia l’oggetto nei dettagli, come se dovesse spendere cinquecento euro, e poi chiede: “Mi fa lo sconto? Le offro un euro”. Il mercante la guarda con aria rassegnata e dice: “Ma si, vada per un euro”. Paga, prende i soldi. La signora prima di allontanarsi scruta ancora la borsa e poi esulta: ”Ma qui sotto c’è un segno, prima non lo avevo visto. No guardi, non la compro più”. La posa sul banco, si fa restituire l’euro e se ne va. Quando ormai è lontana il mercante mi guarda e con aria stupefatta dice: “Forse per un euro la voleva nuova”.

8 Commenti a “Mercanti per un giorno”

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La Neolingua

“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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