Nucleare? No grazie.

Nucleare No grazie

Mentre l’impiego del nucleare per uso civile nel resto del mondo si riduce per diversi motivi, non ultimi quello dei problemi derivanti dallo smaltimento delle scorie radioattive e quello di un costo di smantellamento delle centrali al termine del loro ciclo vitale che è maggiore del doppio del costo della loro realizzazione, qui in Italia ci chiudono gli occhi e per i soliti interessi particolari a breve termine, ci stimolano l’acquolina con un miraggio di consumi illimitati e ci raccontano favole fantastiche su questo tipo di produzione di energia che chiamano “pulito e a basso costo”.

Peccato che nei “costi” non venga mai presa in considerazione la salute delle persone e si omettano sistematicamente gli effetti collaterali di una scelta obsoleta già in partenza. Altro che innovazione, qui stiamo per saltare su un treno che sta arrivando al capolinea e da cui gli altri Paesi sono già scesi o stanno cercando di scendere con gravi fatiche e non pochi problemi. Basti pensare che al termine della vita di una centrale nucleare le scorie radioattive prodotte vanno poste in sicurezza per 100.000 anni, il tempo necessario per il decadimento radioattivo.

Quando penso che in Italia non siamo neanche capaci di mettere in sicurezza del semplice compostaggio, l’esempio è sotto il naso di tutti con il dramma dei rifiuti che affligge il Paese da una ventina d’anni a questa parte, mi vengono i brividi lungo la schiena a pensare che cosa sarebbe statose sottoa quelle montagne di immondizia, al posto di qualche foglia d’insalata o la cacca dei pannolini, ci fossero gli scarti di materiale radioattivo che con ogni probabilità ci sono.

La Germania, che in fatto di energie e di valori ambientali è più avanti del nostro Paese di almeno una ventina d’anni, sta attuando dei consistenti investimenti in energie alternative come il fotovoltaico, il solare termico e l’eolico, sarà un caso? Io credo di no. Anche la Spagna ha effettuato e sta effettuando un considerevole salto in avanti in termini di investimenti nel settore delle energie pulite. Basta fare una gita nella Spagna del sud per vedere immense distese di pannelli solari o consultare i recenti dati messi a disposizione dall’EurObserv’ER sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Europa per aprirsi gli occhi. Le tecnologie ci sono, i risultati anche, quello che manca da sempre all’Italia è un piano dell’energia che definisca in modo chiaro e preciso risorse, aree, tecniche, tempi e responsabilità, ma questa scelta politica sembra non essere ancora presente nel programma di nessuno.

E se tutto questo non bastasse a riconsiderare le nostre idee sul nucleare, se l’esempio degli altri Paesi e la tendenza mondiale non fosse sufficiente a convincerci dell’inutilità e della dannosità di una politica italiana in controtendenza, ho ancora molti argomenti da sottoporre alla critica pubblica.

Per continuare, ho una domanda: per quale motivo non esiste nessuna compagnia di assicurazioni al mondo disponibile ad assicurare una centrale nucleare? Te lo sei mai chiesto? La risposta è semplice, per quante garanzie possa fornire un costruttore e le tecnologie oggi disponibili, per quanto possa essere dichiarato sicuro un nucleare, nessuno è così folle da assicurare qualcosa il cui possibile malfunzionamento provocherebbe danni irreparabili e di portata incalcolabile all’ambiente e alla popolazione.

Immagino siamo tutti d’accordo sul fatto che è fuori da ogni logica continuare a consumare e ad inquinare ogni anno di più del precedente, ma dalla data in cui l’Italia ha sottoscritto il Protocollo di Kyōto nel 1997, che prevedeva un impegno degli Stati aderenti ad una riduzione entro il 2012 della produzione di gas serra 1, le emissioni nel nostro Paese invece di diminuire sono cresciute del 13%. Nella sostanza, in questi anni non solo non si è fatto nulla per ridurre l’inquinamento, ma neanche per mantenere lo stato delle cose ai livelli già pessimi del 1999. Naturalmente le promesse non mantenute si pagano e così, allo scadere del termine fissato al 2012 per rientrare nei valori indicati nel Protocollo di Kyōto, oltre ad avere un inquinamento fuori controllo e un’aria irrespirabile ci ritroveremo a dover pagare un’ingente sanzione, attorno ai 40 milioni di euro.

Ma le cattive notizie non sono finite, anche l’Europa ha posto dei limiti e sono più restrittivi di quelli fissati dal Protocollo di Kyōto, ormai superati. L’Unione europea ci chiede infatti che venga effettuata una riduzione dei gas serra del 20% entro il 2020 e del 50% entro il 2050, immagino che anche qui dovremo pagare un lauto pegno.

E’ inutile continuare a girarci attorno, occorre ottimizzare le risorse disponibili e tutelarle, investire nella ricerca, nello sviluppo, in una prospettiva di minor consumo energetico e di una qualità della vita migliore. La centrale nucleare, anche se di quarta e ultima generazione, è l’antitesi di tutto questo, è il monumento ai consumi per eccellenza: produce grandi quantità di energia che vanno rapidamente utilizzate e consumate, perché impossibili da stoccare, se non per un brevissimo periodo di tempo, e come se non bastasse inquina durante e dopo il suo funzionamento.

Dobbiamo sovvertire la mentalità dei consumi e questa cultura superficiale che ci viene proposta attraverso i media, ma anche di questo non sembra esserci traccia nelle politiche recenti. Eppure, è la nostra unica possibilità di sopravvivenza. Condurre una vita all’insegna della sostenibilità è la chiave di ogni nostra azione futura, risparmiare energia non significa vivere male, ma vivere meglio e nella consapevolezza che un futuro è ancora possibile.

  1. anidride carbonica (CO2), 2. metano (CH4), 3. ossido di azoto (NO2), 4. idrofluorocarburi (HFC), 5. perfluorocarburi (PFC), 6. esafluorodi zolfo (SF6) del 5,2% rispetto ai livelli 1990 per i gas serra nn. 1, 2 e 3 e rispetto ai livelli 1995 per i gas serra nn. 4, 5 e 6

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