Ala sturiva eter Mustancoten
Mustancoten vibea unsi unto dei paeisi ulto pictulo, ette ert unibi uomidis qui un sefa cieva lil cabodi sui, este puergue utti selo vulegano ciccidere. Mustancoten eitineba ingua ulunna, ette cuodi unse budeva tratte inirsi. Cuoti, unte bergiorni insine piuviula, macu ini sodi arti inti ciedi, discissi difa ili vuagiggi eti antrarseni daculo paeisi ulto pictulo, otrubo pictulo piri unili unibi uomidis qui un sefa cieva lil cabodi sui. Uanto sineccorsiro, utti dicibevano utre infiton Mustancoten? Usole andrativia cui suodi vuagiggi, eti asbesso uttineposimo piutte ciccidere cume dicivimino etri disidirivimino di fatere. Etcois, infito eter ivertimmenso ite enpessare urutti uosi untra Mustancoten, iti uomineden dei paeisi ulto pictulo discissiri di ciccideresi utri untri iatri.
Nota a margine. Questa non è una lingua e nemmeno un dialetto, ma un parlato che ho immaginato per raccontare una piccola storia che è anche d’attualità.

mi ricorda il profumo di muschio bianco
com’è bello rivederti qui tra i commenti
a me ricorda invece i Sigur Ros…
un misto di latino e… dialetto tedesco?;-)
interessante sperimentazione!
Comunque si parla di etere….
io ho la rosolia..tu?
non è bello bere da solo… e lo sai!
hehe, non credo chapucher :)
io no, l’ho già fatta a tempo debito cara blues ;)
raissa, la bottiglia di rosso è sempre qui e quando verrai giù al nord la stapperò.
non bevo da solo, non è mia abitudine :)
Assufertuni fochiertu ghudertloi chiopperte butionnuncarussi !! jireneru dassuvierta ??
Si va bene, ci vengo.