Ambiguità plastificata

Io certe carte non le capisco, parlo delle carte da gioco regionali. Non riconosco le figure, soprattutto di quelle del triveneto e della bassa padana, ma anche le toscane, le laziali e le pugliesi non scherzano. Non mi rendo conto quando mi trovo davanti ad un fante o ad una donna, non capisco il punto che ho sotto agli occhi, non posso mettergli una mano tra le gambe per sentire se ogni cosa è al suo posto o fargli un complimento carino per vedere come reagisce. Le carte piemontesi non sono così, sono diverse, più semplici. La donna tiene tra le mani un fiore o un ventaglio, il re ha la barba, la corona e lo scettro, e il fante stringe in pugno un’alabarda. Sono lo stereotipo delle figure nelle carte da gioco, non ti puoi confondere. Un mazzo di carte piemontesi è la piena e rotonda certezza, non ti sorge neanche il dubbio se il punto che hai tra le dita sia un otto, un nove o un dieci.

3 risposte a Ambiguità plastificata

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