Par condicio
Dopo la gara di corsa con quelli del paese sopra, siamo finiti tutti a bere una birra ghiacciata nel nuovo locale aperto qualche giorno fa all’angolo della piazza piccola. Quello con l’insegna rossa. Tutto nuovo e tutto pulito che quasi mi dispiaceva metterci piede. Non è ancora molto frequentato, ma diamogli il tempo di farsi i clienti, perché dentro è ben fatto e non è per niente male. La Signorina che sta al bancone sembra scesa dalla luna, per conto mio sta in piedi su una cassa delle bottiglie girata al contrario per sembrare più alta, oppure c’è il trucco. Mi piace quel nastro verde scuro che le tiene ordinati i capelli.
Bene, sta di fatto che siamo entrati in punta di piedi come delle ballerine, facendo particolare attenzione, ma le zocche di fango che penzolavano dagli scarponi ce le siamo portate dentro comunque. “Guardate che vi faccio pulire”. “Ma dai, non pensare alle zocche, che dopo ti aiuta il Fausto a riassettare. Piuttosto, portaci una dozzina di birre fresche che oggi abbiamo stracciato a corsa i montanari lungo la strada dei castagni”.
I tavoli erano di legno scuro, rettangolari e anche abbastanza robusti. Il Fausto ci si è seduto sopra appena entrati per calare il risvolto dei pantaloni, ma non hanno dato il giro come succede sempre su quelli al chiosco del lago, quando porta la Moira a vedere il torneo di pesca. Per farla breve, ci siamo seduti. Eravamo in dieci, più due cugini di qualcuno che si sono aggregati strada facendo.
Nel locale si sentiva un odore di legno e di spezie e le pareti erano tinte di fresco. Il sole cuoceva la testa a quei due cugini di qualcuno, lo si sentiva da come aprivano la bocca e da come straparlavano, senza cognizione di ciò che stavano dicendo. E’ proprio vero, a qualcuno la bocca è stata messa sulla faccia solo per dare fiato ai polmoni.
Ad un certo punto, parte un pugno dall’altra parte del tavolo che va a finire proprio in mezzo alla testa di uno dei due cugini di qualcuno. Sulla testa di quello a destra, quello che le sparava più grosse di tutti. Per qualche secondo c’è stato il silenzio. Poi, il Fausto si è alzato in piedi, si è messo a battere le mani e a ruota tutti quanti, anche la Signorina dietro al bancone. Va bene che siamo in par condicio, ma quando uno se le va a cercare perché le spara così grosse che non stanno più ne in cielo ne in terra, gli si deve levare la parola e dev’essere punito. Su questo punto siamo tutti d’accordo.
Le altre storie del Fausto le puoi leggere nel libricino dal titolo Io e il Fausto. Racconti

Ben detto, ben fatto ;)
il Fausto non è democratico, è giusto.