Un buon segno

Un buon segno

Ieri notte ho sentito che le bacchette d’acciaio appese nella mia testa si sono mosse. Pin pin pin, una dopo l’altra sono cadute tutte in un mucchio, tra la nuca e la bocca. Piccole bacchette cilindriche sospese con dei piccoli ganci, come ami da pesca, ancorati alla mia testa. Avvisatori sonori, non saprei in quale altro modo chiamarli, come quelli che si trovano appesi sopra alle porte dei negozi che vendono incenso e foulard orientali. Quando apri ed entri, in uno di quei negozi, senti il suono delle bacchette che tintinnano e si strofinano, per ricordare al proprietario che è entrato qualcuno nella sua bottega. Immediatamente dopo, l’odore forte dell’incenso.

Peccato non essere mai entrato in uno di questi negozi, lo scrivo per sentito raccontare o, forse, per averlo letto in qualche libro. Quelle bacchettine però, le ho sentite davvero cadere. Accidenti se le ho sentite. L’ho percepito come una specie di avviso, di promemoria, così reale. Forse, l’unico vero motivo per cui hanno deciso di cadere così, tutte assieme, è stato quello di sollecitarmi a scrivere ciò che ho appena scritto. Potrebbe accadere anche a voi, domani.

8 risposte a Un buon segno

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