Super 8

Ti ho già raccontato di quella volta in cui io e il Fausto siamo andati a girare il film alle Poste? Qui al paese l’ufficio apre alle otto e trenta, come dalle altre parti. Alle otto e quaranta eravamo pronti e abbiamo fatto irruzione.

Una sera bussa alla porta il Fausto e mi chiede di farlo entrare. In pugno teneva una busta piena di cianfrusaglie, mi stringe la mano e senza neanche lasciarmi salutare per chiedergli qual buon vento, si dirige verso la cucina: le migliori idee nascono in cucina. Mi dice: “Vieni qui che ti devo parlare, mi serve un progetto”. Svuota la busta sul tavolo e mi dice di sedermi. “Che cosa me ne faccio di questa roba che ho recuperato in soffitta?” Un coltello che sembra della prima guerra, una cinepresa Super 8, un pezzo di corda da barca, due cappelli e altre cose strane che per la tua igiene mentale non sto qui a raccontare. “Ci giriamo un film”, gli dico e nel giro di poco eravamo già lì ad abbozzare una trama. Alle tre di mattina avevamo finito. In cucina c’era la nebbia e tre bottiglie verdi col collo lungo, sistemate una in fila all’altra. “Allora siamo d’accordo, ci vediamo domani mattina. Ripassiamo la trama mezz’ora prima: tu riprendi tutto, io vado a braccio”.
E alla fine abbiamo fatto irruzione. Vestiti per bene e ripuliti a dovere ma con quei due cappelli appariscenti, siamo entrati. Io reggevo la piccola Super 8 e il Fausto con il coltello tra le mani, armeggiava e si fingeva un improbabile rapinatore.
Contavamo sul fatto che in paese non eravamo credibili, soprattutto quando ci muovevamo in coppia. Tutti sapevano che in qualunque momento sarebbe potuto accadere qualunque cosa. E questa era una ragione per cui ritenevamo superfluo avvisare. L’altra, era che la scena doveva risultare il più reale possibile, puntavamo sulla naturalezza degli attori.
Sapevamo di avere solo quattordici minuti prima che la Sicurezza arrivasse e ci fermasse, lo sapevamo perché la vecchia del Fausto era passata da lì due mesi prima, per ritirare la pensione, ed era incappata in una rapina vera. La vecchia calcola tutte le cose di continuo ed è fastidioso avere una così vicino, però questa volta i suoi numeri facevano comodo: i quattordici minuti erano una certezza.
Riprendevo tutto, anche il ragno che si muoveva in un angolo del soffitto. All’inizio nessuno capiva e sono rimasti tutti immobili, poi il Fausto è inciampato nella corda che si è voluto legare a tutti i costi intorno alla vita e si sono messi a ridere. Era lì, disteso per terra, lungo come un salame. Per un attimo ho anche temuto che si conficcasse il coltello da qualche parte. Si rialza velocemente, come se nessuno lo avesse visto e, preso da una specie di raptus, incomincia a colpire quella dell’ultima fila. Documento tutto con la Super 8 perché a questo punto non si torna indietro: “Puoi rifarmi un’altra volta la scena? Questa non era a fuoco”. E la Posta si svuota. Non ho mai visto fuggire così tante persone in così poco tempo, è stata una soddisfazione.

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La Neolingua

“La Neolingua era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero. Si sperava, da ultimo, di far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello”.
George Orwell, 1984

"Neolingua"
un post di Scritti Apocrifi

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