Virgola
Nei primi giorni d’agosto mi sono imbattuto in un piccolo gatto, impaurito ed affamato. Ho subito immaginato che qualcuno lo avesse perso anche se, visto il periodo, non riuscivo a togliermi dalla testa il pensiero che fosse stato abbandonato. Dopo aver domandato un po’ in giro, ho deciso di toglierlo dalla strada. Gli ho dato da bere, da mangiare e l’ho portato dal veterinario per controllare che fosse tutto in ordine e che stesse bene. “E’ sano”, mi ha detto. “Come si chiama?” “Si chiama Virgola, perché cammina storto”, gli ho risposto. Preso dallo scrupolo ho anche affisso qualche volantino nella zona in cui l’ho trovato, con una sua foto e il mio recapito telefonico.
A quel punto, sono partito per la montagna e l’ho portato con me in vacanza. Mangiava, beveva, giocava e si era ambientato perfettamente. Al mio ritorno ricevo una telefonata. Una persona mi dice di aver perso un gatto che corrisponde alla mia descrizione. Mi ero già affezionato. In ogni caso, lo invito a venirmi a trovare per vederlo. Suona alla porta, lo faccio entrare e riconosce il gatto. Capisco che quella era la cosa giusta da fare ma lo lascio andare via a malincuore, in quel momento sento che avevo tradito la sua fiducia, la fiducia del gatto intendo.
I giorni passano e non ho mai smesso di pensare alle nostre vacanze, spero solo che stia bene e che non gli facciano mancare nulla.
Questa mattina c’era il sole. Mi sono svegliato presto, un giro in studio e poi a casa. Mentre cerco la chiave mi cade l’occhio verso il basso e intravedo un gatto. Infilo la chiave nella toppa e giro. Rivolgo ancora una volta lo sguardo in giù e mi rendo conto che è Virgola. E’ tornato a casa e questa volta è stato lui a trovarmi.
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