Postura
Non avevo mai preso in considerazione il fatto che la postura potesse condizionare il contenuto di un pensiero e di uno scritto. Non potrei parlarti di piacere e di dolore se non mi trovassi nella posizione in cui mi trovo ora.
Bene, ho terminato. Ora posso toglierti i piedi dal viso.
Venature sottili
E lui se ne sta lì. Importante. Ventre di legno, con una storia di superficie e contenuti. Lo accarezzo con un panno morbido e penso, penso a quando mi racconta e spesso non lo ascolto. Oggi però, ho voglia di leggere nelle sue pieghe nette, di sentire ciò che si spiega trattenuto dal tempo. Inumidisco il panno e lo strofino delicatamente in superficie. Raccontami, sono qui, ora ti ascolto.
Ho sempre pensato che sugli oggetti camminino impercettibili frammenti di storia. Mi piacciono le cose nuove, come i quaderni bianchi da riempire a penna, ma l’antico è altra storia. L’antico parla, racconta, ma occorre ascoltare ed essere disposti a farlo.
Quando guardo il tavolo di legno che ho in cucina, mi vengono in mente tutte le mani che gli sono passate sopra, i gomiti che si sono appoggiati, le parole che lo hanno attraversato, i cibi e i vini che lo hanno reso vivo e ricco negli anni.
Ricordo ancora quando, durante un pomeriggio di giugno di non molto tempo fa, ero alla ricerca di mezza dozzina di uova fresche e mi sono imbattuto in una cascina, un vecchio edificio rurale in mezzo alla campagna. Mi sono avvicinato, ho spiegato cosa stavo cercando e il proprietario mi ha fatto entrare e accomodare. Ha messo subito le mani avanti: “Le uova non sono fresche, sono calde. Le ho appena tolte dal nido”, mi disse.
Il tavolo se ne stava in un angolo della stalla. Sporco, ricoperto di terra, sopra c’era di tutto, anche la paglia su cui le galline passeggiavano. Era il posto dove l’agricolo, mi ha spiegato, quando si faceva sera, ricoverava un paio di vacche, qualche gallina e una vecchia capra. “Che bello questo tavolo!” Ho esclamato quando l’ho visto. “Lo vuole? Se lo prenda pure che a me dà solo fastidio. In casa non so più dove mettere la roba, non ho spazio. L’ho portato qui prima di spaccarlo e farne legna per il camino”.
“Dice davvero? Sarebbe un delitto. Mi piace molto, però le devo porre due condizioni. La prima è che glielo pago. La seconda è che me lo deve tenere fino a sabato prossimo, quando ritornerò con il portapacchi sulla macchina perché ora non saprei dove metterlo”. Lo immaginavo già pulito, trattato, aggiustato, era davvero bello.
Deve avere almeno un centinaio d’anni e ne ha viste di storie. È uno di quei tavoli con il piano che gira e si apre a soffietto, per essere raddoppiato nelle dimensioni. Sotto, da una parte, c’è tutto lo spazio per mettere le tovaglie e dall’altra c’è un cassetto per le posate, davvero molto pratico.
Da qualche tempo ho imparato a fare la pasta in casa: è facile e dà molte soddisfazioni. Ogni volta che impasto a mano e stendo le tagliatelle lì sopra, mi sembra di riportarlo in vita. Sento che è di nuovo felice con tutta quella farina a girar tra le venature sottili, le uova, l’acqua e il sale che si mescolano sulla sua superficie porosa e così densa di storie tutte ancora da raccontare.
Bologna, 2 Agosto 1980
Chi non è da questa parte è contro la verità ed è già morto anche se pensa di essere vivo.
Oggi a trent’anni dalla Strage di Bologna il Governo è assente, ridicolizza l’evento e non si assume la responsabilità per paura, la paura di dover spiegare e raccontare la verità.
Strumenti melodici
Ma se ai drogati soffi nei buchi delle braccia gli esce la musica dalle orecchie?
Drogato anche tu che fumi. Non fare finta, prendi coscienza.
Testa di legno
“Sai, ho sbagliato a mettere il carburante nella macchina e ora non parte più”.
Ho insistito tanto, ma tu niente. Cocciuto come non ce ne sono uguali. “Lascia perdere, non star lì a fare il pieno. Ti ringrazio per il pensiero, sei gentile, ma ora la macchina mi serve. Se proprio vuoi, ti puoi sdebitare in altro modo. Passi una sera da me e ci beviamo una bottiglia in terrazzo”. “Ma no, ma no, ma no. Ora scendo e ti faccio il pieno”. “Lascia stare, davvero. Va be ne così, non devi sentirti in debito con me”. Poi più niente, è sceso il silenzio. Allora ho pesato: “Avrà capito, si è rassegnato”. E invece no. È sempre stato cocciuto, cocciuto come un mulo. Me lo sentivo, c’era qualcosa nell’aria che mi diceva: “Non dargli le chiavi, non dargliele”. E invece niente. Te le sei prese, messe in tasca e te ne sei andato a fare quell’ultimo pieno di carburante sbagliato.
Maledetto. Che possa ricadere su di te l’anatema degli ottani e dei galloni.
Virtuosismi malvagi
Quanto è vincolante e come influisce il sentimento morale in una scelta culturale contemporanea? Me lo sono domandato l’altra sera. Riesco a rinunciare all’arte e alla bellezza per rispettare dei principi morali? Sarei capace di separare l’attrazione che ho verso tutto ciò che mi da piacere, compresa la cultura dell’arte, dai miei ideali e valori più profondi? Provo con qualche esempio. Se Adolf Hitler, Pinochet o il Papa avessero scritto una musica sublime, sarei disposto ad andare ad ascoltare il concerto di una tale incantevole composizione? Se un dittatore africano, un terrorista afgano o Berlusconi esponessero alla Biennale delle meravigliose fotografie sui pesci e i coralli tropicali, sarei capace di andare a vedere quella mostra d’arte?
Krauti a Torino
Questa sera vado a sperimentare la cucina tedesca alla Deutsche Vita, in un angolo del Quadrilatero torinese. L’altra sera mi sono perso. Di recente mi perdo e quando mi perdo scopro sempre cose interessanti. Cercavo un posto dove sorseggiare un aperitivo veloce prima di andare al cinema 1 e mi sono imbattuto in questo locale. Era chiuso, ma scrutando dalla vetrina a naso su vetro ho visto delle foto in bianco e nero con facce da tedeschi e un menù a base di salsicce, crauti e pane nero che mi ha fatto salire l’acquolina in bocca. Capisco che fa caldo e che forse sarebbe meglio scegliere qualcosa di leggero e fresco per questa sera, tipo del prosciutto crudo con melone dolce, ma l’idea di sporcarmi le labbra di schiuma da birra dopo aver addentato un bratwurst fatto roteare nella senape, mi alletta molto. Ho telefonato per sapere l’orario e mi ha risposto una donna con un forte accento tedesco, ci mancava solo che mi salutasse con un Guten Abend o un auf Wiedersehen e mi sarei sentito come a Monaco di Baviera o a Berlino.
Nota a margine, che non centra nulla coi tedeschi. Sto scoltando la musica di Carlotta a tutto spiano, mi piace in particolare “Both with thee”. A settembre uscirà il suo primo CD.
Voto Complessivo 6,75
Il cibo. Le patate erano sciape e mollicce mentre sarebbero dovute essere croccanti e con un po’ di crosta. I crauti discreti, ma quelli in latta che si comprano al supermercato sono meglio. I wurstel erano molto buoni. La birra buona, ma ne avevano solo di un tipo e bionda, niente weiss che amo tanto e niente rossa. Il dolce era molto buono, ma la porzione è stata scarsa, in Germania le fette di torta raggiungono altezze attorno ai dodici centimetri come media. Il voto complessivo relativo al cibo è un 6, una sufficienza.
Il servizio. Mi hanno servito subito, nulla da dire in proposito, ma alcuni commenti, tipo “le torte sono state preparate personalmente dallo Chef”, quando per cucinare patate a salsiccia non occorre essere degli Chef da nouvelle cousine, mi è parso pretenzioso. Anche quel “Vi è piaciuto? Andava tutto bene?” prima di pagare il conto, l’ho ritenuto di troppo. Il voto complessivo relativo al servizio è 7, più che sufficiente anche se con qualche neo.
Simpatia: Simpatici, accoglienti e anche il forte accento tedesco mette a proprio agio facendo sentire il cliente in un altro luogo, lontano dalla città e dalle solite cose di tutti i giorni. Il voto complessivo alla simpatia è 8, dunque ampiamente sufficiente.
Prezzo. Considerata la qualità e la quantità di cibo presente nella portata scelta, per un piatto di patate, cavoli (crauti) e un wurstel, 8,50 € vuol dire avere un margine davvero elevato di guadagno. Piatto unico come descritto, birra, piccola fetta di torta e coperto, tutto a 19,00 €, direi che si poteva stare nei 12,00 € -14,00 € tranquillamente. Il voto al prezzo è 6, appena sufficiente se lo si rapporta alla qualità e alle porzioni.
Riepilogo:
Voti al cibo: Patate 3, Crauti 6, Wurstel 8, Birra 6, Dolce 7 / Voto medio: 6;
Voto al servizio: 7;
Voto alla simpatia: 8;
Voto al prezzo: 6;
- Vedere “L’uomo nell’ombra” di Roman Polanski a 2.50 €, perchè ormai il film è passato in seconda visione, mi ha fatto sentire come se stessi rubando ai poveri. Comunque ottimo film, da consigliarne la visione. <–
Libertà Si, ma non nei fatti
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, secondo gruppo televisivo in Europa, nei suoi vent’anni di politica ha sempre dichiarato di battersi per la libera concorrenza, per il libero mercato, per le libertà in genere.
Oggi, nel momento in cui l’Unione Europea ha dato il via libera all’ingresso di Sky nel mondo del digitale terrestre Italiano, avviene un fatto strano e contraddittorio, che nega alla base ogni ideale proclamato dal Presidente Berlusconi in questi vent’anni, qualcosa che va in direzione opposta ad ogni forma di libertà.
Sky viene ammesso dall’Unione Europea a trasmettere in chiaro con il digitale terrestre e Mediaset si oppone con tutte le sue forze. Berlusconi, azionista di maggioranza dell’azienda, non vuole la concorrenza, non vuole il libero mercato e dichiara di voler ricorrere alla Corte di giustizia europea, ostacolando l’ingresso di un nuovo gruppo televisivo che avrebbe reso l’informazione italiana un po’ più libera di come non lo è ora.
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“Ue dà via libera a Sky su digitale. Mediaset ricorre”
Fonte: Reuters, martedì 20 luglio 2010 ore 15:10
CocoRosie
Questa sera vado allo Spaziale Festival Emersione 2010 che si svolge presso lo sPAZIO211 di Torino a sentire e vedere Bianca Leilani detta “Coco” e Sierra Rose soprannominata “Rosie”, le CocoRosie, il duo americano che ha spaccato la critica della musica indipendente con il primo album dal titolo “La Maison de Mon Rêve”, uscito nel 2004.
Anticonformiste, sopra le righe e con una delicatezza ricercata nei piccoli segni di trasgressione, le due sorelle americane appaiono così anche nella loro musica. Folk country, pop d’antan, trip hop, post psichedelia, sono tutte classificazioni che le descrivono solo parzialmente. Piacciono o non piacciono, ma almeno una volta vanno ascoltate. Ne scrissi qualche tempo fa in un articolo pubblicato qui su Maninafutura.
Amavano registrare le canzoni in luoghi disturbati, sale di registrazione sporche, camere d’albergo, nel bagno di casa, ovunque, per suonare utilizzano strumenti giocattolo, chitarrine di plastica, pianole da bambini e chincaglierie delle più strampalate. Ora il suono è un po’ più pulito rispetto all’album d’esordio, ma hanno conservato quella magia dei primi tempi che le ha contraddistinte nel cammino discografico.
Uniche due tappe italiane, Roma e Torino.
Discografia: “La Maison De Mon Rêve” (2004), “Noah’s Ark” (2005), “The Adventures of Ghosthorse & Stillborn” (2007), “Grey Oceans” (2010).
Il sito ufficiale www.cocorosieland.com e quello su MySpace www.myspace.com/cocorosie
Aggiornamento del giorno dopo.
Al concerto ho avuto anche il piacere di ascoltare una Signorina di nome Carlot-ta, è stata lei ad aprire la serata musicale di ieri, con una delicatezza e semplicità che non vedevo da tempo. Bella e interessante la sua musica, consiglio di fare un giro d’ascolto sul suo MySpace all’indirizzo www.myspace.com/fromthecarlottahotel.
Buon ascolto.
