Ragionare per sottrazione è un procedimento corretto. Prima raccogli, poi ordini insieme nel modo più armonico possibile e infine togli, togli, togli, evitando di rimanere con un pugno di mosche e di farle successivamente fuggire perchè ti fanno il solletico alle mani. La parte più difficile del processo è quella della sottrazione senza perdita di contenuti, è indispensabile avere i nervi saldi.
L’ho sempre pensato, ora è una certezza.
I vetri conficcati sotto ai piedi non fanno affatto bene, ci sono effettivamente delle relazioni elementari tra il dolore fisico e lo stato dell’umore in una persona.
Quante cose ancora da fare in questo piccolo Paese quasi democratico.
Quante persone incompetenti rivestono posizioni di potere grazie alla spinta politica di qualcuno, al favore di un mafioso, alla volontà di un massone o perché hanno vinto un regolare concorso statale istituito dal politico di turno per arraffarsi un po’ di consenso.
Un milione di posti di lavoro!
Inutili e dannosi, aggiungo.
Un sistema elettorale che è una presa per il culo. Un governo impazzito e pieno di contraddizioni, la vera opposizione di se stesso, e tutto questo nonostante abbia ottenuto con le ultime elezioni una maggioranza schiacciante. Un programma politico composto frettolosamente e già vecchio ancora prima di essere applicato: consumare, consumare, consumare.
“I miei sondaggi dicono che abbiamo la maggioranza”, diceva.
Cosa me ne importa di quello che accadrà domani, poi si vedrà, pensava.
L’importante è vincere, no? Sempre e a qualunque costo.
Italiani, facciamoci un favore, spegniamo la televisione e accendiamo la testa.
Poi giù di fosforo, che nel pesce se ne trova a iose ed è anche buono.
Beh, che dire? Ci dobbiamo ancora riprendere. Così tanta gente composta e ordinata ad attendere il proprio turno per quel bastoncino farcito di carne e verdure, arrostito sulla viva fiamma di un braciere non mi era mai capitata di vederla. E dire che lo spazio sotto ai tendoni era anche molto grande. L’orchestrina l’ho saltata, niente ballo al palchetto per me, ma la Sagra dello Spiedino era davvero bene organizzata. Verso mezzanotte eravamo in città a mangiar gelato in località segreta, probabilmente il miglior gelato di Torino. Vaniglia e frutti di bosco non sono gusti che si trovano molto facilmente, neanche in quelli della famosa catena del cibo lento, ma quando sono buoni sono buoni. Insomma, un’ottima serata. Spero che gli amici che hanno preferito il concerto si siano divertiti altrettanto e che non si siano bagnati troppo. Oggi c’è il sole.
Come ti avevo già annunciato, alla fine della storia, questa sera si va alla rinomata Sagra dello Spiedino. Tanti spettacoli per Torino, concerti ad ingresso libero, il bellissimo Traffic Free Festival, ma tutto sarà condito dall’acqua di un abbondante temporale. Così dicono le previsioni meteo. Amici del Traffic, portatevi gli stivaletti di gomma, le cerate e gli ombrelli per questa sera. Pensateci, mentre noi ce ne staremo seduti e comodi ad assaporare croccanti spiedini al riparo dall’acqua e in un accogliente padiglione al coperto.
Buon divertimento a tutti, comunque.
Le guerre per il petrolio e i diamanti, i morti ammazzati sulle strade, la corruzione politica e gli avvisi di garanzia, la malavita organizzata e chi la controlla, gli incidenti del sabato sera e i morti per le pastiglie mangiate in discoteca, i morti sul lavoro perchè i padroni vogliono avere di più, le stragi di cui non si conosceranno mai i mandanti, gli aerei che cadono e le famiglie che piangono, la manodopera in schiavitù che lavora nel buio degli scantinati, il terrorismo e le bombe che fabbrichiamo qui da noi in Italia, i militari che sparano contro le persone disarmate, le torture e i campi di concentramento, gli autoritarismi religiosi e le ingerenze della Chiesa nella politica di un Paese, l’agiatezza dei sovrani, anche di quelli eletti democraticamente, i bambini che muoiono di fame e di sete e noi che gli mandiamo i medicinali scaduti, le centrali nucleari che ci faranno risparmiare, però dopo averci ammazzati tutti, l’inquinamento e i capi di Stato che si riuniscono per non risolvere niente, le epidemie, le malattie incurabili e i tagli alla ricerca, chi ha troppo e vorrebbe sempre di più e chi non ha niente e avrà sempre di meno.
E’ il nostro mondo, ma non avrei voluto nascere in nessun altro luogo oltre a questo.
Se c’è una cosa che detesto sono quegli automobilisti che ti suonano quando ti fermi al semaforo prima che scatti il verde. Non sono ovviamente da meno quelli che ti suonano quando stai facendo attraversare un pedone o peggio ancora quelli che viaggiano a cinquanta centimetri dal tuo paraurti posteriore quando stai rispettando i limiti di velocità. Per una questione causa-effetto, io a quel punto mi trasformo in un bradipo a quattro ruote. Causa-effetto, proprio così. Rallento. Rallento fino a farli impazzire dalla rabbia. Li sento urlare nel loro piccolo abitacolo compresso, imprecare, fare gesti e dirigere questo loro ribollire in quel bottoncino che si trova al centro del volante e che si chiama clacson. A quel punto è musica per le mie orecchie. Percepisco chiaramente il flusso di rabbia che si espande a dismisura in quella scatoletta di ferro dai sedili imbottiti e poi viene ricompresso, castrato e convogliato in quel piccolo polpastrello del dito indice su quel bottoncino rotondo di plastica. Concentrato. Prima espanso, fino a che i limiti fisici dell’auto lo permettono, e poi riconcentrato. Non mi stupirei se a qualcuno in coda dietro di me gli esplodesse un dito ogni tanto. Sarebbe la degna fine di una maleducazione, la misurata punizione.
Ci sono due cose che mi colpiscono in questo periodo, i salti nel tempo e la buona educazione. Ho assistito al primo, mentre me ne stavo seduto sul treno ascoltando musica. Per un caso fortunato ho distolto lo sguardo dalle pagine del libro che tenevo appoggiato sulle ginocchia e ho guardato fuori dal finestrino. Distese di grano appena tagliato, gruppi di alberi in compagnia di piccoli frutteti e una strada sterrata a dividere un sogno bucolico d’altri tempi. Lungo la strada una bicicletta di quelle con i freni a bacchetta, probabilmente del nonno, e un ragazzo che salutava il treno. Era uscito di casa da poco per godersi la brezza di una pedalata e probabilmente diretto verso la piccola piazza del paese per un appuntamento con gli amici, una bibita fresca o un gelato di quelli con la frutta e il latte veri. Si è fermato e salutava il treno stringendo tra le sue mani una maglietta, come si faceva una volta. Era felice, ci siamo incontrati in un altro tempo senza riconoscerci.
In questi giorni sono qui all’UIA a trastullarmi tra eventi mondani e conferenze d’architettura, ma per quanto riguarda il fine settimana in costumino da bagno tutto bene e com’era prevedibile, mi sono divertito. Ho preso nota dei fatti, non mi sono scottato perchè ho usato la cremina alta protezione e ho incrociato dei casi umani e delle situazioni a dir poco stimolanti. Ne parlerò, promesso. Per quanto possa valere la promessa di un marinaio che naviga a vista in questo immenso mare che è internet.
Sto sistemando i costumini da bagno colorati nella valigetta del fine settimana, ci vuole un po’ di tempo a farli stare tutti, diventano ostili quando sanno di dover partire.
Come souvenirs vi porterò storie da raccontare, estreme.